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Se un giorno all'improvviso

Si gettò in mare dicendo addio alla Terra

di Alessia Taviani

Sono una ragazza di vent'anni al primo anno di Scienze politiche a Bologna, in attesa di qualcosa di meglio.

 

Palombina Nuova, per i nativi Palombina e basta, si trova nella periferia nord di Ancona, situata su una collina prospiciente al mare. In questo modo se ci affaccia da un qualsiasi balcone si vede l’enorme distesa di mare e, sulla destra, il golfo di Ancona e il monte Conero. Agli inizi del Novecento vi si iniziò a costruire splendide ville utilizzate come residenze estive di conti romani che, si narra, vi organizzassero delle enormi feste, stile Grande Gatbsy. Negli anni ’60 e ’70, con il boom, vennero ad abitare le recenti palazzine costriute, alcune famiglie che hanno investito su Palombina i risparmi di una vita. Tra queste c’erano i miei nonni.

È corretto dire che per conoscere Ancona (e quindi Palombina) bisogna capire l'anconetano. In questi giorni assistevo un servizio della Rai degli anni '60 su Ancona. La voce narrante affermava che «L’anconetano è l’italiano tranquillo». Certo! L’anconetano “ne vole poghe”, come si dice qui: non vuole rotture di scatole. Per sé e anche per gli altri. Ecco, il “palombinaro” è ancora più tranquillo. A mio avviso è tale per la presenza del mare. Il mare migliora letteralmente la vita. Tralasciando l'impatto positivo che ha sul clima, porta straordinari effetti alla salute; il colore azzurro è usato nella cromoterapia in quanto trasmette fiducia e serenità.

La paranza dei bambini di Saviano inizia con questa frase: "Chi nasce sul mare non conosce un solo mare. È occupato dal mare, bagnato, invaso, dominato dal mare.". Non potrei essere più d'accordo. Qui ruota tutto intorno al mare; se non fossi nata qui non sarei stata la persona che sono perché mi sarebbero mancate tante belle memorie legate ad esso. Spesso mi sorprendo a cercarlo, come un amico, nei momenti di malinconia o di confusione. Facendo l'esercizio di spingere lo sguardo sempre più lontano verso l'orizzonte mi piace pensare che mi stia guardando dentro e non provo più solitudine. Le onde e pescherecci e gli scogli sembrano essere lì per me.

L'unica pecca è che siamo sempre una provincia italiana; la scuola, di ogni livello, è mediocre e il lavoro (se c'è) è sottopagato. La mia generazione è fatta di ragazzi frustrati, per un vuoto di opportunità e sopratutto un vuoto di cultura, che si riversa nelle serate al circolo fatte di spinelli, bestemmie e tresette. Dopotutto, Oscar Wilde ci avvisò che avremmo sofferto terribilmente per i doni degli dei.