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Se un giorno all'improvviso

Bologna รจ una regola

di Zaira Lavanga

Mi cibo di libri.

 

A Bologna non ti ci fermi per due o tre ore, o una settimana. A Bologna ti ci fermi per una vita.
Succede che esci dalla stazione, prendi Via Indipendenza, con quei suoi portici, così maestosi e così importanti come se stessero a proteggerti non solo dalle intemperie del tempo ma anche da quelle della vita, e te ne innamori. Perdutamente.
Quanto sopra riportato è ciò che è accaduto alla sottoscritta, cinque anni fa orsono.
Non ha esitato troppo a lungo Bologna nel mostrarmi le sue incontenibile bellezze. Il tempo di una passeggiata fino alle Due Torri. C’era qualcosa nell’aria che mi stregava.
Storia. Respiravo storia. Dagli Etruschi ai Celti, dall’antica Roma al Medioevo, dalle Signorie ed ancora molti altri secoli fino ai giorni nostri. Solo una macchina de tempo può farti vivere certe sensazioni.
La vista della magnificenza delle Due Torri, per esempio, mi catapultò direttamente nel Duecento, all'epoca de «la maggiore torre che si favelli», e quindi a Dante.
Ovunque guardassi era magia. Centinaia di persone - come me - studenti, lavoratori, turisti, stranieri, anziani, bambini, si mescolavano e si perdevano in un flusso rumoroso e incessante ai piedi di quella che è stata ed è tuttora una grande Signora. La Rossa, la Dotta e la Grassa.
E ancora adesso, a distanza di cinque anni, il suo fascino per me resta invariato. Capita che magari un giorno esco in centro, anche piuttosto di corsa, per andare in Sala Borsa a restituire quel libro che da troppe settimane si è abissato nei meandri oscuri della mia borsa, eppure, un attimo prima di entrare in biblioteca, riesco a rivolgere un’occhiata al Nettuno, fargli un cenno di saluto con gli angoli della bocca, ed ecco che lui mi risponde, nell’abbagliante riflesso di un cielo cremisi.
È come se vedessi sempre tutto per la prima volta, a Bologna. Un gesto d’amore, di gentilezza, di pace, è amplificato sulle scalinate della Basilica di San Petronio, o all’ombra di una quercia ai Giardini Margherita.
Perciò, che siate in treno, in macchina o in autobus, non posso che consigliarvi di far tappa, almeno una volta nella vita, in questa splendida città. Non c’è bisogno di portarsi dietro una mappa, perché come cantava il grande Lucio «nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino». Piuttosto armatevi di curiosità, tanta curiosità. E “Bulaggna” vi sorprenderà.