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I racconti dello scontrino

Di PiĆ¹

di Pierpaolo Totti

Mi chiamo Pierpaolo Totti e sono nato a Faenza nel 1981. Vivo ad Alfonsine, e la cosa mi turba.

Dove sto io, di supermercati ce ne sono diversi, ma il mio preferito è il Di Più. Dove sto io, cerco di starci poco, perché è un posto che non ci succede mai niente e tutte le volte che ci torno mi arriva dentro una roba, che se dovessi definirla con una parola, quella parola sarebbe “disperazione”. E al Di Più, ecco, ci vado perché lì si vede la gente che ce l’ha proprio addosso, quella parola lì. Ci sono facce e succedono cose, al Di Più, che in una Coop non si vedrebbero mai. Io ci vado, con la scusa della spesa, a guardarci dentro, al Di Più. La Coop c’è, dove sto io, ma non mi piace entrarci. Che la Coop è un posto che ti vien da vestirti bene e ci sono delle facce diverse, delle facce appena uscite dal parrucchiere, sembra. La gente si saluta, si abbraccia, che quando sei in fila a prendere il pane ti sta anche un po' sulle balle, questa atmosfera Coop. Invece al Di Più, una volta ero nella corsia della pasta, c'era un signore nordafricano con i figli piccoli, e altri signori nordafricani intorno a lui, che a un certo punto avevano alzato la voce, gli avevano mollato qualche pugno, e dopo erano andati via. Il figlio più grande del nordafricano era venuto da me a dirmi di aiutare suo padre, che lo avevano picchiato, e piangeva, e a me mi si era stretto lo stomaco e non sapevo che fare e vedevo quel ragazzo da grande, con la disperazione in faccia anche lui, ancora lì, che girava dentro al Di Più. Ecco, dicevo, son queste qua le cose che alla Coop non succederebbero mai.