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I sapori del mistero

Solo un avocado

di Andrea Martino Gion

Andrea Gion si laurea in architettura allo IUAV di Venezia nel 2001, dove lavora e insegna tutt’ora. Parallelamente ha continuato l’attività professionale (Italia e estero), sia come architetto, che come Immersive Storyteller. Nel tempo libero scrive e divora compulsivamente tutto quello che può essere letto.

Le secca se intanto…? – fa Adelle.

Faccia pure, signora.

Il getto scorre sui piatti, mentre le mani nodose e consumate sprofondano nel sapone e nell’acqua.

J. la guarda in silenzio, rapito da quella scena tanto estranea quanto familiare.

Rivede per un attimo sua nonna, indaffarata ai fornelli nella vecchia cucina di casa, i piedi gonfi e scuri stretti nei sandali da lavoro.

E rivede anche la vicina di casa di Adelle, Pauline, già  pronta nel sacco impermeabile semichiuso e con la scatola vuota di pasticche ancora rovesciata sul pavimento.

Scaccia l’immagine con un gesto della mano, ancora troppo vivida per i suoi gusti.

Mi stava dicendo che negli ultimi tempi l’aveva vista strana.

Non saprei – risponde lei, senza perdere di vista i piatti – Sembrava preoccupata, pensierosa. Forse un po’ assente.

Non che alla nostra età sia poi cosi raro – aggiunge poi.

Vi eravate viste di recente?

No. Nell’ultimo periodo non usciva quasi mai. Nemmeno per le spese, si immagini. Per fortuna che i nipoti andavano spesso a trovarla. In fondo – aggiunge poi, con quella che J. giurerebbe essere invida – non le andava così male.

Sì, – fa lui – ho già parlato con loro. Non riescono davvero a spiegarsi perché l’abbia fatto.

Il peggio – continua – è che non potranno più gustarsi la sua famosa torta.

Prego? – dice J., convinto di non aver capito bene.

Ma sì, ispettore. Non possono non avergliela nominata. Pauline era famosa per la sua torta al cioccolato. Non so nemmeno quanti premi abbia vinto con quella ricetta. Non a caso l’ha sempre tenuta segreta con tutti. Anche con me, non creda.

J. guarda Adelle, allibito.

Come se il problema più grosso per i nipoti, in quel momento, fosse quello.

Ma sa la cosa più buffa, ispettore? – insiste lei – è che Pauline sapeva cucinare soltanto quella torta. Eppure nessuno sembrava stancarsene. Ed era unica, glielo assicuro.

Davvero?

Davvero. E la cosa più irritante è che non sono mai riuscita a capire cosa ci mettesse dentro… e sì che di ricette, io, ne conosco un bel po’. Gliel’ho avrò chiesto un milione di volte, l’ho addirittura supplicata, ma non sono mai riuscita a farmi dire l’ingrediente segreto.

Mentre parla, Adelle armeggia di schiena sul bancone di legno, preparando solo dio sa cosa.

J. ne approfitta per alzarsi e avvicinarsi al muro di fondo della cucina.

Barattoli di vetro pieni di spezie colorate e un vero esercito di ricettari ben ordinati.

E, in bella mostra, una serie di trofei.

Tranne che per i dolci.

Quando J. si gira, si trova sotto il naso una fetta di torta al cioccolato, alta e soffice, già impiattata e pronta all’uso.

Posso offrirle una fetta, ispettore? – inizia Adelle con un sorriso largo più di lei – Tanto per restare in tema.

Come dirle di no? – fa lui – Quindi non le viene in mente proprio niente che potrebbe aiutarci?

No, ispettore, mi spiace. So solo che…

Ma prima che possa finire, la forchetta cade rumorosamente sul piatto.

È Incredibile – esplode J., a bocca aperta – Ma come ha fatto? Non ho mai assaggiato niente di simile. È come…

Come? – incalza Adelle, raggiante e con un sorriso di trionfo.

Come assaggiare un pezzo di paradiso.

Per un battito di ciglia Adelle resta immobile.

Poi qualcosa si spezza, mentre le guance si afflosciano e le rughe si fanno più profonde.

Sa, ispettore – comincia lei, appoggiandosi di peso sul bordo del tavolo – era proprio quello che dicevano sempre della torta di Pauline.

Silenzio.

E la sa un’altra cosa? – continua lei, mentre una lacrima le riga il volto, solitaria – Alla fine non c’era niente di cosi misterioso.

Solo un avocado.