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Se un giorno all'improvviso

Tra silenzio, luci e voci non troppo lontane

di Agnese Testadiferro

31 anni, giornalista pubblicista nata nella terra vocata a Musica, Verdicchio e scherma, Jesi. Mi occupo di food&wine, cultura e medicina. Medico non sono, ma scrivo e coinvolgo i medici del territorio per formare e i formare la cittadinanza perchè il giornalista deve diventare mezzo e veicolo di giusta informazione. Collaboro con il quotidiano Corriere Adriatico e testate locali.

 

Un giorno, all'improvviso, emerge il perché. Strade romane o saliscendi di breccia percorsi ogni giorno diventano abitudine. Freschi colori alle pareti di case, ormai vetuste per i propri ricordi, non lasciano spazio a meraviglia. Eppure, le Marche, sono un tripudio di dettagli che un occhio attento e non abilitato a tanta bellezza non si lascia sfuggire. Le Marche, l'unica al plurale e definita L'Italia in una regione, sa essere immacolata, sorprendente e ammaliante. Ancora intatta da un lavoro dell'uomo che, pur amandola, preferisce curarla e non stravolgerla. In modo del tutto inconsapevole il Marchigiano vorrebbe evitare che diventi terra di tutti. L'esempio, in piccoli paesi, nei castelli medievali. Quando scende la sera, il silenzio si fa immacolato, le strade diventano affollate e le piazze, con giardini annessi, ritornano ad essere Agorà. Nei vicoli, bicicletta e lenzuola ancora stese. Chiacchiere tra vicini che si aggiornano seduti fuori dal portone, su sedie usurate di plastica bianca. Se si alza lo sguardo è solo perché si cerca di capire la provenienza di un brusio. Città o paese, frazione, località o comune, le Marche non si lasciano scambiare per ciò che non sono. Nelle tavole non mancano pane e vino; la pausa pranzo è sacra; la sagra di paese si organizza tutti insieme. Ma forse, solo quando ne sei fuori, completamente o in parte, intuisci, in un caldo e frenetico martedi pomeriggio, che tutto sommato, l'ordinaria, e gratuita, bellezza sa farsi mancare.