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I sapori del mistero

L'agrodolce delle fragole

di Silvia Ilari

Scrivo per aspirazione, per passione, per amore, per rabbia, per delusione, per compensazione, talvolta per lavoro. La scrittura è ciò che da sempre mi accompagna, ci siamo tradite, allontanate, odiate ma mai dimenticate.

«Un po' di vino di bianco...» disse Linda sfumandolo sul risotto, come se seguisse il ritmo di una musica.

«Tagliamo le fragole intanto?» rispose Simone, portandone una alla bocca.

C'era qualcosa nell'aria quella sera ed entrambi ne erano consapevoli.

Un'attesa dell'amore da consumare di cui quell'abbinamento culinario agrodolce sarebbe stato il preambolo.

«Il coltello è in quel cassetto» indicò Linda.

«Dove, qui?» chiese lui.

Una mano sopra l'altra.

Una bocca dentro l'altra.

Un respiro contro l'altro.

La figura di lei che ricalca il poster di un vecchio festival appeso alla parete.

Un tonfo improvviso.

«Non hai chiuso la porta quando sei entrato?»

«Forse l'ho lasciata socchiusa sbadatamente, non so...»

«E se fosse un ladro? O più ladri?»

Sguardi fulminei.

«Che facciamo?»

Simone cercò di sfiorare l'interruttore di quella luce spenta per inibire le timidezze.

«No!» gli vietò lei.

Un miagolio improvviso interruppe la tensione.

«È il gatto della Signora Teodora» rise Linda, evidentemente rilassata.

«E chi è?» disse Simone spostando il dito verso l'alto e spezzando il buio, un po' scocciato che quel piccolo animale avesse interrotto una serata che si stava delineando come interessante.

«Guarda che dolce...» disse lei, prendendo in braccio quel batuffolo bianco.

«Sì, sì» annuì Simone osservandola con addosso qualche vestito indossato alla rinfusa qualche minuto prima.

«Glielo riportiamo?» affermò lui, scontento di quelle attenzioni che il gatto gli involontariamente aveva rubato.

«Ok».

Ascensore.

Secondo Piano.

«Signora Teodora? Sono Linda» disse mentre bussava alla porta dell'interno 8. «Ho qui con me Arturo» continuò.

Nessuna risposta. Linda provò a girare la maniglia.

« È aperto» affermò, voltandosi verso Simone.

«Entriamo.»

Luce.

«Ahhhhhh!» un urlo unanime ricoprì le pareti dell'appartamento, mentre Arturo volava via dalla braccia di Linda.

Teodora Lambelli, 89 anni, era riversa sul pavimento, in una pozza di sangue, con lo sguardo rivolto alla porta.

Qualcuno aveva tentato di soffocarla con la collana di perle che indossava, per poi finirla con un vecchio candelabro. Così avrebbe ipotizzato la scientifica prima e avrebbe trovato conferma nella relazione del medico legale poi.

«Signora Teodora!» la scosse Linda. «Non la toccare» la afferrò Simone, macchiandosi anche lui col sangue della vittima, come già aveva fatto la ragazza.

«Eccoli!» gridò il maresciallo Lonni, mentre entrando pensò di aver colto gli assassini sul fatto, per poi ridimensionarsi affermando: «Vi portiamo in centrale per interrogarvi. Atto dovuto».

«Noi non abbiamo fatto niente!» continuavano a disperarsi i due mentre li portavano via.

Nel frattempo dalla finestra di fronte, Aldo, insospettabile ricettatore d'alta borghesia, stava osservando la scena sorseggiando un tè e sorridendo.

«Aiutami» disse col labiale Simone, mentre lo portavano via.

Doveva essere un colpo facile.

«Rivendiamo i gioielli. Posso farlo da solo, c'è un sottopassaggio che dalla lavanderia sbuca nell'altro palazzo. Nessuno si accorgerà del fatto che sia uscito, chiamerò mia madre nel tragitto.

Tu avrai un alibi perfetto, vai da Linda, quella biondina che ti guarda sempre quando passi nel cortile. Nessuno sospetterà di noi e potremmo 'fare' un sacco di soldi» gli aveva assicurato.

Prima di sorseggiare quel tè alla finestra.