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I sapori del mistero

Gramigna al rag├╣

di Francesco Cecchi Aglietti

Studente iscritto al DAMS di Bologna, appassionato di Cinema e Teatro, studia Regia e Recitazione

 

Olmetto Scerlocco, il grande e rinomato detective, esaminò l'anatomia interna della busta con un misto di stupore e fastidio: tra i tetrapak di fagioli e le scatolette di tonno, emergeva un'imprevista vaschetta di plastica, lascito del reparto gastronomia, ricolma di precotta 'Gramigna al Ragù'; così recitava l'etichetta, impreziosita da un bollino rosso, che ne declamava lo sconto del 50%. Olmetto Scerlocco stupì e si fece perplesso, poi amareggiato, infine adirato: un po' contro il destino beffardo, un po' a suo stesso danno. Quella stessa mattina, infatti, il responso delle analisi che attendeva da mesi, aveva fatto piombare un'incudine sulla sua vita futura. “Celiaco” era stato decretato. In parole povere: una tragedia di un unico infinito atto. Sin dal primo istante si era sentito come un orfano, condannato a una vita di stenti emotivi. Senza forza per aprire bocca, si era trascinato fuori dall'ospedale e si era diretto come un fantasma alla fermata del bus, dove aveva offerto una sigaretta a un pressante moccioso che aveva perseguitato ogni singolo paziente dei servizi di trasporto, durante l'attesa. Anche in quel caso, non era riuscito a proferire parola. Turbinavano nella sua testa i ricordi delle leccornie fin lì godute, ora precluse: la sua celebre carbonara, le lasagne della Nonna, i croissant caldi del bar sotto casa, la pasta al forno di Mammà, i biscotti della vicina; anche gli orridi pentoloni di scotta pasta in bianco della mensa elementare – incubo dell'infanzia – riaffioravano alla memoria e, persa la loro natura di trauma, trascendevano in ardente desiderio. Neanche l'afa estiva che infiammava il bus, nè i costanti calpestii degli altri avventori in reazione alla sua stazza invadente, riuscivano a distoglierlo da quella nostalgica tortura. Sceso in fondo a Strada Maggiore, quasi senza accorgersene, era già dentro il supermercato. Nuovi incubi. Nuovi rimpianti: mai più pizze in commissariato a fine turno, niente birre alle partite, più nulla, ogni piacere precluso. Con le lacrime agli occhi, aveva concluso la spesa ed era corso a casa: non era ammissibile che un Detective del calibro di Olmetto Scerlocco si mostrasse debole ad occhi estranei. Appena varcata la soglia, chiusa la porta, era crollato sul pavimento e aveva impiegato cinque buoni minuti a contorcersi e compiangersi sul tappeto che ornava il suo ingresso, povero lui, diceva ripetitivo. Una volta tranquillizzato, aveva arrancato fino in cucina per disfare le buste della spesa... e lì era rimasto immobile, perplesso: quale folle istinto masochistico l'aveva spinto a comprare quella porzione precotta di 'Gramigna al Ragù'? Abitudine? Impossibile, non era solito acquistare vivande precotte. Distrazione? Imperdonabile, per un grande e rinomato detective come lui. La sadica proiezione della sua polarità più oscura? Avrebbe forse dovuto rinchiudersi, dunque. Elucubrava, elucubrava, da bravo detective, il grande detective! Poi, giunse come un lampo l'illuminante idea, la più buia. Aprì il cassetto più in alto vicino al lavello, afferrò una forchetta e, in un gesto, calò le quattro punte sulla confezione di Gramigna precotta che esplose, rivelandone il contenuto, fulminato in tre bocconi dalle fauci di Olmetto Scerlocco, il detective suicida. Boccheggiante si accasciò sul divano al di là del tavolo, la confezione ancora in mano. Lo avrebbero trovato così. 'Che assurdo epilogo per un detective' pensò. Nell'attesa di morire, espresse l'ultimo desiderio di leggere i dettagli del prodotto, arma del delitto. Tra le tante cose, lesse gluten free. Stupì.