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I racconti dello scontrino

Il naso rosso

di Federica Campanella
Lettrice di libri, apprendista scrittrice, appassionata di storia e geroglifici.
Il mio turno è finito. Le serrande del supermercato si abbassano come palpebre stanche che si chiudono e le luci resteranno accese per poco. Tra gli scaffali il caotico vociferare si è trasformato in un silenzioso e incessante ronzio fastidioso di frigoriferi. Verdura in scatola, carne ormai non troppo fresca sono a farmi compagnia. Sarà meglio che vada. Mi avvicino alla porta ma non si apre. Sono chiusa all’interno. Un rumore sottile dal fondo del corridoio attira la mia attenzione: dal bancone degli ortaggi è caduto un pomodoro, un pomodoro rosso grande quanto un cuore sembra pulsare per terra sul pavimento freddo. In un attimo dalla mia gabbia toracica voglio scappare via, il mio sistema nervoso non risponde più alla voce della ragione. Il pomodoro dal fondo sembra mi guardi, vuole che mi avvicini, vuole che senta cosa ha da dirmi. Sono persa, ci vuole un po’ di coraggio e volontà per non morire di paura. Pochi attimi e guardo lontano. Sono confusa, non vedo più alcun pomodoro sul pavimento. Chiudo gli occhi. Quando li riapro le luci sono spente. Trattengo il respiro, inerme sto aspettando la mia morte, sono pronta. Sì, qualunque cosa succeda mi lascerò sopraffare e annegherò nei rimpianti. Ma non succede niente. Resto io e il buio totale, inodore e irreale. Forse sono già morta? All’improvviso una luce fioca di una fiamma mi riporta alla realtà. Un clown senza il suo naso rosso mi guarda, ride e mi porge qualcosa. In pochi attimi sparisce con il sonno e la paura.