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Poesia

Giornate storte

di Matteo Bini
Nato e vissuto a Bologna, è laureato in Storia e Italianistica. Ama viaggiare, andare in moto, leggere e scrivere. Tra le altre cose è anche istruttore di arti marziali. Attualmente lavora come impiegato part time aspettando inutilmente il concorso pubblico per l'insegnamento. Ha anche una laurea in Economia, ma non ne va particolarmente fiero. Per lui la scrittura è bellezza, sfogo, arte, stile di vita

Ci sono giorni in cui

mi sento come una vecchia BMW:

sfasciato, senza sprint, con la spia

della riserva accesa.

Il rumore sordo dei cuscinetti rotti

è il brontolio dei miei lamenti;

ho il collaudo scaduto, lo spirito

fiacco, non dovrei nemmeno circolare.

 

Ci sono giorni in cui

tutti mi superano senza fatica, mentre

io arranco anche solo per partire;

vado a singhiozzo, sobbalzo, deraglio;

quasi mi spengo con un tonfo sordo.

Fisso la strada senza capire, non ho

meta né compagno, viaggio solo

per l’inerzia della vita.

 

Sono quei giorni in cui

basterebbe fermarsi, smettere di

lottare e issare bandiera bianca.

Dire al mondo “basta, la finisco qui”

e posteggiarsi in qualche buco, sperduto

e solitario, in attesa di un qualcosa che

forse non accadrà. Fermi e immobili,

per essere raccolti o solo dimenticati.

 

Poi, d’improvviso, dai vetri sporchi e opachi

filtra un raggio di sole; la radio stanca

grida un rift conosciuto. Una vecchia

ballata rock, tre strumenti in croce e una

sola, rauca voce. E così, dal nulla, la scintilla

torna a splendere; scalo, premo, rido di nuovo.

L’asfalto che scorre è più luminoso, giù

il finestrino ed è primavera.

 

Lo so lo so, potrei schiantarmi

da un momento all’altro. Non importa.

Ho visto la speranza in quel lampo di luce,

ho colto l’energia dell’assolo di chitarra;

è la forza del folle che mi fa sorridere, mentre

accelero senza un perché. Ci sono giorni in cui

basta davvero poco per non sentirsi più

come una vecchia, sfasciata BMW.