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Poesia

Tequila Sunrise

di Tommaso Valentini
Provo a scrivere e suonare la batteria da quando sono piccolo, e queste passioni non hanno fatto che crescere e crescere. Spero e credo continueranno entrambi a farlo. Laureato in Sociologia, forse perché inizialmente attratto da grandi paroloni ad effetto, in 25 anni non ne ho utilizzati neanche troppi. Faccio comunque periodi un pelo complessi ed ho un fratello gemello.

Non resta che odiarlo, il tempo, sfogliare quel giornale, quello del 2004, andarsene indietro e trovare pagine strette che facciano contatto. Quando il deserto d’Oriente non era che lontano lontano, dal mio jeans Levi’s e il pianto di una domenica mattina dalla luce idrogeno malato. Era colazione, e c'era il sole, la scala ancora puzzava di accordo e amore. Non c’era attimo peggiore per pensare di poter solo, respirare, e continuare, continuare, continuare continuare continuare continuare

Ma io l’ho fatto, mamma, l'ho fatto. Ho sceso i gradini, ho scelto il sorriso, che ho fatto, che ho fatto? Ho preso l’angolo, per la cucina, ho guardato il muro bianco, per l'ultima volta, prima che scomparisse la mia vera impronta, la mia manina. La lampada grigia, gli occhi lucidi, randagi di mio fratello, che sotto l’elmetto, già soffriva, le urla che ancora non sono arrivate, papà siederà su di un'altra panchina. Ed io volevo dire, ok, ok, ma mamma, adesso posso, posso andare in edicola, c'è una rivista, oggi non mi direte no, no, nessuno lo farà, oggi e forse per un po’, sarà come l’America, in Iraq. Vi porterò la libertà, vedrete, ve la farò conoscere, basta solo, basta solo che non vi muoviate, mamma e papà, un solo minuto, esco ed entro, non ve ne andate.

Ho corso per la strada, coi soldi in mano, ho preso il giornale, ed al ritorno, avevo già dimenticato. Non vi ho trovato, ho salito le rampe, acceso il televisore. Jack mi ha guardato. E si è ricordato. Le sue lacrime mi hanno fermato il respiro. Non è un sogno, non è un brutto tiro, è tutto talmente vero, non puoi trattenerlo, scappa e torna, come un aquilone, ed il ritorno, già, è sempre il più nero. Pensavo che sarei stato triste, ma quello che volevo era solo trovare un momento per smettere di dimenticare, finirla di essere ubriaco di questo male, non dover ogni giorno, scrollarmi di dosso il mare, affrontare il silenzio della risposta dentro me, sperare. È successo, poi, non so quando, forse la chiamata alle armi ha fatto effetto, si è chiuso il cassetto. Le bombe le ho conservate, ma non le ho mai lanciate. Avrei voluto la pace? Non lo so più. Forse, forse no. Forse non mi piace.

Guardo il mondo e mi chiedo chi sia io per decidere, cosa spinga gli atomi ad unirsi, per sopravvivere.

Potessimo tornare indietro, cambieremmo qualcosa, per davvero?

No, io non credo. Il solo pensiero di un’ubriacatura non è male di sera, quanto sotto la luce, alla sciabola del mattino.