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Una storia di cronaca

Il tempo dell'addio

di Sara Briani

Mi chiamo Sara, sono insegnante di scuola primaria con la passione per la scrittura e il disegno. Solitamente scrivo romanzi e canzoni ma amo qualsiasi forma di espressione artistica. Il tema che tratto in questa storia di cronaca è per me molto importante e sentito. Lavorando nel mondo della scuola ed essendo mamma sono infatti molto sensibile alla tematica del bullismo. Scrivere fa parte di me e la mia gratificazione più grande è quella di riuscire a tramettere emozioni.

Una piccola donna senza lacrime, chiusa tra le quattro mura della sua camera. E’ l’ultima volta che vedrà quelle pareti insieme ai pupazzi della sua infanzia. Erika ha deciso di scrivere il suo addio al mondo perché questa mattina uscirà di casa per recarsi in stazione e andare a scuola.Ma a scuola non arriverà mai.Questa mattina Erika getterà sotto a un treno i suoi 16 anni, come fossero un abito vecchio e consumato. Erika ha coraggio nell’affrontare la morte e non trova più una ragione di vita. Lascia una lettera prima di fermare il tempo e così scrive di getto, con una calligrafia incisiva. Immagina i suoi genitori quando leggeranno quelle righe, ma non riesce a piangere. Consumata dalla sofferenza, ora vuole solo porre fine al capitolo di un libro che non esiste più.“Ho pianto troppo” scrive, “ho esaurito le lacrime. Perdonatemi. Non perdonate invece LORO, quelli che per anni mi hanno ridotta così.” Un “loro” scritto in maiuscolo, per evidenziarne l’importanza. Un gruppo di bulli che non si è mai fatto scrupoli nell’infangare la vita di una coetanea. “Non ho più voglia di vivere, non esiste soluzione.”Davvero non esiste una soluzione che non sia quella di buttarsi sotto a un treno? Non ci sono alternative. Erika si è chiusa in se stessa, smettendo quasi di parlare. Parlavano già abbastanza gli altri, di lei, a scuola, attribuendole pseudonimi volgari, divulgando post sui social e notizie false. “Girava la voce che fossi incinta. Mamma, papà, giuro, sono ancora vergine”. Così scrive Erika e conclude: “Quando non ci sarò più vi sarò più vicina di quanto lo sia stata negli ultimi tempi.” Erika ha finito di scrivere. Il tempo dell’addio bussa alla porta. Immaginare di morire non è la stessa cosa che lanciarsi nel vuoto al passare del treno. Per Erika sì. 15 ottobre 2017, ore 8,02. Si spezza così la sua vita, tra le rotaie del treno che la portava a Bologna, la città dove frequentava il liceo. Un incidente premeditato, che lascia a molte persone vuoti incolmabili, dubbi e sensi di colpa. Inutili i tentativi di soccorsi delle ambulanze: Erika è morta sul colpo. Nessuno immaginava come stesse veramente, solo un’amica afferma di averla vista depressa: - Un giorno un compagno le ha detto: “Perché non ci fai un favore e ti ammazzi?” Nessuno lo ha preso sul serio. Sicuramente non sono cose da dire ma Erika non lo avrebbe mai fatto.- E invece Erika ci pensava eccome, nel silenzio della sua stanza, a togliersi la vita. Con gli occhi gonfi di lacrime che non riescono più a sgorgare e i pupazzi della sua infanzia. “Avrei voluto fermare il tempo e urlare. Urlare quello che avevo dentro ma non riuscivo. Avevo paura sarebbe stato tutto inutile.”