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Una storia di cronaca

"Masai: i figli della savana minacciati dal turismo elitario."

di Giulia Italiani

Sono Giulia Italiani e sono nata in una fredda mattina d'autunno il 9 novembre del 1995, a Pavia. Vivo in un piccolo paese di pianura, circondato da campi di riso e granoturco, il che è una fortuna dal momento che amo il contatto con la natura e il benessere che da essa si può ricavare. Ho conseguito il diploma di Ragioniere e Perito Commerciale nel 2014 e attualmente sono alla ricerca di un impiego. La mia più grande passione è la scrittura, alla quale mi dedico da più di tre anni ormai, inseguendo il sogno di diventare, un giorno, un'autrice riconosciuta e affermata. L'idea di poter vivere di un lavoro stimolante, creativo e che consente di esprimere appieno la propria vena artistica mi affascina e per questo impiego tutte le mie forze affinché il mio progetto di vita possa realizzarsi. Se per altre persone l'idea di diventare scrittori rappresenta un semplice sogno nel cassetto, per me significa molto di più. Dopo una serie di spiacevoli avvenimenti che hanno interessato gli ultimi cinque anni della mia vita, ho trovato la mia strada e il modo migliore per comunicare ciò che sono. Possiedo numerosi altri interessi tra cui la lettura, il giardinaggio, la storia e i miei passatempi preferiti comprendono visite a musei, palazzi storici, mostre fotografiche e florovivaistiche. Apprezzo l'arte in tutte le sue forme, poiché è in grado di saziare la mia sete di conoscenza e la mia curiosità. Nutro, inoltre, una grande passione per i documentari naturalistici e di viaggio, specialmente se ambientati in Africa. Di fatti spero di poter visitare un giorno questo continente che esercita su di me un fascino indescrivibile.

Nella selvaggia e struggente savana africana, scrigno naturale di suprema bellezza dominato dalle tinte dell'ocra, che suscita nel viaggiatore un richiamo ancestrale, vive l'antico e fiero popolo dei Masai, fortemente ancorato alle proprie radici e deciso a conservare la propria identità. Nel vasto territorio compreso tra Kenya e Tanzania, ricco di parchi nazionali e scenario di una delle più importanti migrazioni animali, i Masai fondano la loro sussistenza sull'allevamento, la caccia e la raccolta di frutti spontanei. Pastori nomadi e semi-nomadi, periodicamente si spostano alla ricerca di nuovi pascoli per il loro bestiame. Purtroppo, ad oggi, questa popolazione indigena si ritrova confinata in territori sempre più piccoli a causa del turismo (dei safari e della caccia grossa) che rappresenta il settore trainante per l'economia della Tanzania. Si parla di entrate pari a due miliardi di dollari l'anno.

A maggio di quest'anno, un centro studi statunitense, l'Oakland Institute, ha emesso un rapporto nel quale accusa il governo tanzaniano di abusi e violazioni nei confronti dei Masai, a seguito degli accordi presi con due società straniere operanti nel settore del turismo di lusso nel nord del Paese. I pastori vengono allontanati dai loro villaggi, le loro abitazioni distrutte e le mandrie disperse. Il tutto per la conservazione dell'ambiente e l'aumento del numero di turisti. Questo processo, iniziato negli anni Cinquanta, rischia di distruggere un antico popolo indigeno e di cancellare una parte della storia del continente nero.

La situazione precaria nella quale vivono i Masai interessa anche molte altre tribù. Cosa ne sarebbe dell'identità dell'Africa se un domani dovessero scomparire gli Himba della Namibia, i Boscimani del Botswana, i Mursi d'Etiopia, i Pigmei del Congo e altri ancora? Insieme a questi popoli andrebbero persi usi, costumi, tradizioni, lingue e dialetti, la cultura africana si impoverirebbe e le nuove generazioni non avrebbero la possibilità di conoscere l'eredità dei loro antenati.

È necessario che il governo tanzaniano, così come i governi degli altri paesi africani, si impegni a garantire l'esistenza delle tribù locali per difendere la propria identità culturale, la propria storia, il proprio passato. Senza un passato, non esiste futuro. I fieri guerrieri Masai, avvolti in tuniche rosso sangue, devono poter essere liberi di percorrere le savane dell'Africa orientale senza la costante paura di essere cacciati dalla loro terra, una terra ricca di meraviglie e di fascino, in grado di regalare scenari spettacolari e di scuotere nel profondo l'anima di ciascuno di noi.