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Una storia di cronaca

La storia piccola

di Verdiana Mastrofilippo

Ci sarebbe molto che potrebbe definirmi come persona, ma forse non sarebbe mai completo se non alludessi alle parole, alle storie e all'importanza che hanno sempre avuto per me. Scribacchio da quando ero bambina e inventavo favole per cuginetti e amici. Ora, cerco un posto nella mia vita, dove queste parole abbiano un peso, un valore, un'importanza che io stessa ho sempre loro negato.

I momenti storici spesso erompono furibondi nelle vite di tutti i giorni, soffiando di cenere e fuoco e annerendo i destini di chi li vive. Esistono però anche dei momenti storici mansueti, gentili, che si annunciano programmati, scalando il calendario di una piccola comunità. Molfetta si appresta ad accogliere domani, venerdì 20 aprile, il Santo Padre Francesco nel venticinquesimo anniversario della morte dell’indimenticato don Tonino Bello, vescovo della diocesi in odore di santità, fondatore di Pax Christi. Senza scomodare Leopardi e il teorema del “sabato del villaggio”, per cui la vigilia avrà sempre maggiore grazia e ingenuità della festa stessa, la città di Molfetta impacchetta oggi una giornata di attesa, e lo fa scartando un cielo carta da zucchero grazie al maestrale che imperla il mare, selvaggiamente scintillante del sole solo un filo più accecante dello slavato tono consueto di fine aprile. Operai al lavoro sul palco a ridosso del porto, mentre le strade dell’evento, sgombrate nottetempo da auto e clacson, si sono aperte così al traffico pedonale. Intere aree sempre ingolfate oggi paiono scoprire colori diversi dal solito grigio asfalto: festoni arcobaleno, siepi di margherite gialle e bianche. Un’intera città che si sveglia dal torpore del quotidiano, mettendo in comune la stessa impazienza, come un formicolio alle piante dei piedi. È una sensazione che, un giorno, si racconterà a qualcuno, cercando di essere precisi. Si proverà a descriverla all’assente, al non nato, al lontano, all’immobile. Perciò la memoria inizia già ad accatastare dettagli persino infimi, con la coscienza che saranno glorificati dal tono solenne delle giornate indimenticabili. Più che indimenticabili: storiche. Un Papa non arriva in elicottero sulla banchina dove la gente di provincia passeggia annoiata di domenica. A poche ore dall’arrivo di Papa Francesco si riversa vicino al mare un carnevale di bambini, anziani, cani, curiosi: tutti con gli occhi a lente d’ingrandimento, tutti tesi idealmente a tirare a lucido persino il colore di qualche nuvola, sapientemente sparsa sul filo dell’orizzonte per rompere la monocromia del cielo. Molfetta si addormenta, ma poi in realtà resta sveglia, l’occhio semiaperto nel buio: città bambina che aspetta un uomo canuto dall’abbigliamento poco ordinario, persino un po’ scomodo, che donerà speranza, impronte di nuovo coraggio, finanche un miracolo. A chi crede all’uomo che sta arrivando e al vescovo che lo ha preceduto, certo: ma anche a chi conserva ancora tracce dell’ottimismo di vedere la bellezza ovunque, persino nell’attesa, mentre si prepara ad accogliere chi è ancora in grado di portare ciò nella vita altrui.