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Una storia di cronaca

L'orario non รจ un'opinione

di Elisa Lodi

Scrivo da quando sono bambina, per necessità. Intorno agli undici anni ho letto la mia prima poesia in diretta su Radio Pico in un programma dedicato agli aspiranti scrittori. Sono stata pubblicata in alcune raccolte antologiche con poesie e racconti. Nel 2007 sono comparsa in una rubrica poetica di una rivista di Vienna, con un mio componimento tradotto in tedesco. Ho ricevuto il Premio Speciale per la Regione Lombardia 2014 e il Premio della Critica 2017 al concorso internazionale Ambiart. Mi sono classificata nella rosa dei finalsti al concorso letterario Coopforwords nel 2015 e 2017. Nel 2016 ho vinto il primo premio nella sezione Hip Hop Lyrics.

Guardiamo l'ora innumerevoli volte al giorno, la nostra vita è un groviglio di orari da rispettare, i nostri telefoni, computer e sveglie sono sintonizzati al satellite e non dobbiamo neanche più ricordarci di spostare le lancette al cambio tra l'ora solare o legale. Ma è ancora possibile perdere un treno per una leggerezza nella lettura? Questione di interpretazione!
Ce lo spiega la nostra turista mantovana, che a Vienna, alla stazione di Franz-Josefs-Bahnhof ha perso l'ultimo Schnellbahn per Kritzendorf, il paese dove alloggiava.
Siamo alla conclusione del weekend, dopo una domenica trascorsa nella culla dello Jugendstill, Elisa si accinge a rientrare al B&B.
<<Ho letto con cura gli orari al tabellone: riferiva che Sonntag (domenica) sarebbe passato un treno alle 00.15 minuti. - Racconta la sventurata- poi la pausa notturna, per riprendere le corse il mattino seguente.>>
Ma allora perché quel treno non è mai arrivato?
<<Sono giunta in stazione in anticipo – prosegue la mantovana- ed ho aspettato alla panchina di fronte al binario. Passata la mezza ho incominciato ad insospettirmi ed ho raggiunto un operatore chiedendo spiegazioni, pensando ad un banale ritardo.>>
Gli austriaci che si impantanano in un banale ritardo? Qualcosa non convince.
<<Nessun ritardo! L'ultimo è passato puntuale! Mi ha detto guardando l'orologio l'operatore. Io decisa ho insistito, argomentando che ero arrivata molto prima ed ero sicura di ciò che dicevo. Un po' spazientita l'ho invitato a controllare il tabellone.>>
La soluzione al mistero è vicina.
<<Risoluto  ha ribadito: Puntuale! Alle 23.40! Io incredula e confusa gli ho indicato che il cartellone diceva ben altro e che io aspettavo il mio treno delle 00.15!A questo punto, con un leggero sorriso mi ha detto : Signora, lei sta guardando gli orari di domenica!>>
È possibile che Elisa avesse sbagliato giorno? Certo che no!
<<E quindi? Non è domenica oggi? Ho detto quasi scocciata. E lui tutto d'un pezzo mi ha zittito rispondendomi: ma controlli l'orario, dopo la mezzanotte è lunedì!>>
Questione di interpretazione quindi! A Vienna “dopo la mezzanotte è lunedì” e in realtà il primo della domenica da noi sarebbe l'ultimo del sabato. Chi ha ragione?
Elisa resta a dormire in stazione con un po' di disorientamento e rabbia per la sua frivolezza.
Quel pressapochismo tutto nostro che lascia una crepa dal quale sgorgano tutti gli alibi per i nostri ritardi, da quelli piccoli quotidiani dei treni, a quelli colossali delle riforme, o peggio ancora della giustizia.