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Una storia di cronaca

Malala per i diritti delle donne e dell'istruzione in Pakistan

di Giulia Vittori

Nata a Udine nel 1997 si è diplomata al Liceo artistico statale Giovanni Sello di Udine. Attualmente è studentessa di Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Udine in previsione di un futuro nella carriera giornalistica, la sua vera passione. Appassionata di lettura, scrive racconti brevi che hanno vinto diversi premi letterari nazionali e internazionali fino ad oggi.

PAKISTAN - Era il 2012 quando nella città di Mingora una quindicenne pachistana venne colpita alla testa ed alla spalla da un proiettile vagante sparato da un talebano. L’accusa nei suoi confronti era quella di “diffondere idee occidentali tra i coetanei”. In seguito all’attentato la ragazza venne trasportata per la degenza presso l’ospedale Queen Elizabeth di Birmingham nel Regno Unito, proprio lì iniziò i suoi studi affermando di aver “realizzato il suo sogno più grande”. Il suo nome è Malala Yousafzai, già attivista riguardante la difesa del diritto di studio delle ragazze pakistane, considerata dai talebani “il simbolo degli infedeli e dell’oscenità”. Già a undici anni era impegnata in un blog per la Bbc Urdu con lo pseudonimo “Gul Makai”, dove descriveva, attraverso le sue importanti parole, la vita a Swat, la regione dominata dal regime talebano. A causa di una severa legge islamica numerose scuole vennero chiuse ed in un comunicato del 2009 dal titolo “I may not go to school again” si dichiara indignata in quanto lo stesso preside della sua scuola non ha fissato la riapertura della stessa. “Il preside non ci ha ancora informato del perché ritarda l’annuncio della riapertura” spiega “ma la mia intuizione mi porta a pensare ad un bando contro l’educazione femminile promulgato dal regime talebano”. Nel 2013 però avvenne la svolta: il partito laburista norvegese promosse la candidatura della giovane al premio Nobel per la Pace assegnato poi all’Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche). Malala fu la persona più giovane ad esser candidata ad un premio Nobel fino ad allora (62 anni era l’età minima), lo stesso “Time” le dedicò una copertina del suo magazine definendola una delle “cento persone più influenti al mondo”. “Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne, sono le armi più potenti che abbiamo”. Così si espresse la giovane Malala durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel luglio 2013, esprimendosi anche nei confronti dei diritti delle donne, difendendole a spada tratta dai loro aguzzini. Ad oggi la giovane ha già raggiunto numerosi traguardi: il “Malala day” (12 luglio) ed un libro dal titolo “I’m Malala: the girl who stood up for education and was shot by the taliban” curato dalla giornalista britannica Christina Lamb. Nello stesso anno ottenne il titolo di Ambasciatore della coscienza assegnatole da Amnesty International. Il 10 ottobre 2014 venne insignita del premio Nobel per la Pace assieme a Kailash Satyarthi per “gli sforzi contro le oppressioni di giovani e bambini in favore del diritto all’istruzione”.