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I racconti dello scontrino

Fioffioe

di Daniele Massi

Capogiri ed aritmie scandiscono le sue giornate. I primi, per ricordargli di usare il cervello. Le seconde, per l'esatto contrario.

Felpa dei Minions, piedini "punte in dentro" stile bulldog (vaccinato) e via andare. POM POM. È un po' sciancatino, vero? Oh saputella, ma lo sa che non fasciano più le anche? Però sciancatino è la parola giusta: dice tutto e non offende nessuno. Qualcuno? Promemoria: per i bambini si usano i diminutivi. E per la virilità? Le iperboli. Vabbè, comunque 'sta corsia sembra il corridoio di Shining. Boh, m'inquieta. Sarà il balsamico "Due Vittorie", non so. Che poi il problema non è l'acquisto, perché a 12 euro non lo vedi proprio. È che irride te, i tuoi sudati studi. "Fai ciò che ami" dicevano. "Sarò uno scrittore" risposi. "Lo sa portare un muletto?" chiede il ciccione del centro per l'impiego. Mangia ancora dai, mangia ancora! "Valentì sta' lontano, è roba per influencer, quella". Ma come parlo? Penoso, nel sarcasmo. POM POM. Preso. "Mettilo giù. G-I-Ù! Non è in offerta Valentino, mettilo giù". I dentini da latte (Aptamil, il più caro) si fanno beffa di me. O della mia calvizie? Penoso, nell'aspetto. CRASHH! Un lago rosso sangue, venoso, agrodolce. È stato lui, gli mostro il pugno. "Dai! Dai!". Me lo traino dietro tipo pelle d'orso, resta una scia tipo "fai sparire quel cadavere". Siamo nel foyer, c'è una Coop Girl. Mi chino su di lui. I led blu delle scarpine verdi sono ormai bordeaux. Morti. "Non FIOFFIOE papà, si dice Fior Fiore. Dillo bene: Fior?". La giovinetta sorride, mi vede un buon padre. È la mia vittoria. E la sua. Due, vittorie. Penoso, e basta.