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Una storia di cronaca

Uno dei tanti anniversari

di Michele Veschi
Nasce nel Giugno 1983 a Senigallia (An) . Ha frequentato corsi di scrittura narrativa. Diverse le segnalazioni in premi letterali nazionali e alcuni suoi racconti sono stati pubblicati in varie antologie. Collabora con la rivista letterale Euterpe di Jesi (An). Nel 2018 pubblica il suo primo romanzo “Smacco ai cinque cerchi” con Ventura Edizioni. Studioso dei Nativi Americani e amante della loro filosofia.

Il 24 maggio il nostro stivale si trova spesso in rima storico-letteraria con il Piave e l’eroico motivetto che lo accompagna. La storia, però, è bizzarra ad argomentare sui più disparati temi e talvolta si permette il lusso di fare la misteriosa. Numeri alla mano, sono passati sessantacinque anni dalla morte di Wilma Montesi, ovvero il primo caso di scorribanda politica dell’era codificata come moderna. Precisi, chirurgici come l’abilità con cui venne chiuso e poi riaperto per sempre il caso a suo tempo. La ventunenne Wilma Montesi era stata trovata morta da oltre un mese – l’11 di aprile, dopo la sua scomparsa avvenuta appena due giorni prima – quando nel giorno in cui si evocano i motivetti patriottici degli eroi del Piave, il caso si trovò dinanzi ad una ventata di mistero. Il 24 maggio 1953 entrò in gioco, seppur non direttamente, l’allora vice presidente del consiglio Attilio Piccioni.

La figura associata in qualche modo al delitto fu quella del figlio, tale Piero Piccioni. A quanto sembra fu proprio il ragazzo a riportare gli indumenti mancanti della ragazza – fino ad allora era considerato un caso chiuso -, borsa compresa.

Cosa conteneva quella borsa?

Domande esistenziali che vengono a galla con fin troppa facilità, proprio nel periodo in cui tutti ci riscopriamo barbaramente deturpati di un politico, di un uomo che desiderava tracciare una rotta ben oltre il terzo millennio. L’onorevole e più volte presidente del consiglio Aldo Moro.

Torniamo alla borsa di Wilma e al suo contenuto che non sapremo mai.

Sarebbe troppo venirne a capo dopo tredici lustri e forse è fin troppo facile rinvangare la memoria negli anniversari, soprattutto quando ci sembra di viverli solo sulla carta.

Numeri alla mano Wilma Montesi oggi sarebbe un’ottantaseienne, poco sopra la media, secondo l’Istat. Solo che le statistiche sono obbligate a tener conto di chi si trova ingabbiato nelle pieghe della storia, per chissà quale congiunzione astrale o, più realisticamente, un monumento all’ignoranza e alla malafede, lasciando che il paese perse l’innocenza senza mai più ritrovarla. Talvolta gli orpelli dei molteplici stendardi politici sarebbe meglio lasciarli affrontare alla mirabile penna del Guareschi nazionale, oltremodo certi che rispetto e moralità non verrebbero mai meno.

Allora noi, proprio come decantava la prima ricostruzione – peraltro confermata sin da subito dai genitori - ce la vogliamo immaginare così: con una fastidiosa irritazione ai talloni. Non ce ne volere Wilma, ma ci piace pensare che nella tua borsa ci fosse solo del borotalco e tu volevi goderti la libertà del mare. Che ti ha stretta e voluta per sempre.