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I racconti dello scontrino

Testamento

di Francesca Annulli
Ottimista non praticante dal 1996.
Io sottoscritto, A.C., nato a Imola il 7/02/86, nel pieno delle mie facoltà mentali, lascio al mondo tutte le mie opere, quelle buone e quelle cattive. Lascio le porte che ho sbattuto in faccia, le bestemmie che ho urlato in mezzo al traffico, le bugie che mi sono raccontato, i sogni che non ho realizzato e le promesse che non ho mantenuto. Nomino rappresentante legale di tutte le mie pene colui il quale leggerà queste ultime volontà sul retro di uno scontrino; affido invece le mie speranze a ciò che è stato e che non sarà più. Questo è il testamento di un uomo già morto. Mi sono ucciso quando mi sono vestito di grigio per la prima volta, quando ho scelto di farmi crescere i baffi e ho accettato lo stage non retribuito. Quando ho detto a Anna che non volevo un figlio perché sarebbe stata un’altra spesa che non avremmo potuto sostenere, quando mi sono messo a fumare la sigaretta elettronica. Io sono morto quando ho rinunciato ai concerti preferendo l’aperitivo veg in centro, quando ho iniziato a catalogare le mie ore libere come le pratiche in ufficio. Quando ho firmato il contratto a chiamata, quando ho cominciato a consegnare in nero pizze a domicilio, quando ho smesso di andare a pesca e di ascoltare i Pink Floyd. Ora sono qui, nell'area relax del supermercato, alle otto di sera, mentre aspetto che fuori smetta di piovere. Ho finito la mia spesa, ho preso quello che potevo permettermi: tra le mani ho la ricevuta di quanto mi è costata questa vita. A.C. 15/05/18