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I racconti dello scontrino

Bella (s)pesa

di Antonio Gaudino

Nato in Belgio nel ‘94, figlio di papà-carabiniere e mamma-casalinga. Sono cresciuto tra l’Italia e Bruxelles, seguendo sempre le orme di mio fratello maggiore, che per me ha rappresentato un modello. Da cinque anni vivo a Bologna, città nella quale mi sono sentito subito a mio agio; inizialmente da studente universitario (lingue e letterature), in seguito come lavoratore proprio alla Coop (gastronomia).

Entro nel negozio, prendo un carrello e valuto le circostanze. Oggi l’orario è quello giusto. Mentre sono teso davanti al frigo dei latticini, il mio occhio cade sul ragazzo in divisa tutta bianca dietro al bancone della gastronomia: uno smilzetto che si muove con rapidità e precisione. Porta degli occhiali che ogni tanto si aggiusta e accoglie ogni cliente come se fosse il primo e l’ultimo della giornata, con un tono di voce pacato e con il portamento di un onorato servitore. Mi viene un’improvvisa voglia di prosciutto crudo, di quello buono, così strappo un numerino e aspetto che tocchi a me. Noto ora che Smilzo non guarda mai i clienti mentre li serve. Lavora e basta, senza sbagliare un colpo, senza mai distrarsi. Ci sono quasi: manca solo una signora e poi chiamerà me. “Salve. Mi dica signora”. “Sì, eh, vorrei del crudo buono”. “Certo. Ha delle preferenze sul taglio?”. “Ehm che sia dolce e magro e FINE”. Smilzo tratta la materia prima con amore e poi consegna il crudo alla signora con gentile indifferenza, augurandole una buona serata. Tocca a me. “Ciao, mi fai un etto dello stesso crudo che hai fatto alla signora?”. “Lo facciamo sottile anche per te?”. “Come preferisci tu”. Mentre affetta colgo nei suoi occhi un sorriso, bello e misterioso. “Serve altro?”. “Mmn, no, sono a posto, grazie”. Chiude il pacchetto con estrema cura, poi me lo porge e finalmente alza lo sguardo. Il sorriso non c’è più, al suo posto un semplice invito a tornare. Poche parole a buon intenditore, Smilzo.