<< indietro
Canzoni d'autore

Mille Vanità

di Nicoló Torre

Nato a Feltre in provincia di Belluno, son stato fin da subito trasportato in giro per il mondo dai miei genitori. Ho vissuto in Messico, Argentina, Portogallo, Svezia. Una volta appresa (secondo loro) l’apertura mentale che ti dà una vita fuori patria, son stato ricatapultato in Italia. Ora è più di 10 anni che vivo qui, anche se la vita da nomade non si è fermata e non ha intenzione di fermarsi. Ho vissuto a Firenze, Fano e a Pisa negli ultimi anni. Da circa due anni mi sono interessato alla musica, al cantautorato e alla chitarra. Per ora non ho ancora grandi doti o qualità, ma son convinto nel continuo miglioramento dettato dalla convinzione e dall’impegno. Adoro scrivere, adoro scrivere sempre e in ogni momento, anche senza aver ancora appreso fino in fondo cosa voglia dire poi creare una canzone, ma la strada si fa sempre più chiara e colorata. Per questo ho colto l’occasione al balzo. Avere l’opportunità di scrivere un testo con la parte strumentale già pronta è proprio quello che ci voleva, specialmente per dimostrare a me stesso se ne vale veramente la pena continuare su questa magnifica strada che è la musica. La canzone, come si può evincere dal primo verso, denuncia l’utilizzo malsano della tecnologia che spesso blocca un flusso di coscienza personale a causa dell’istinto di voler scrivere subito quello a cui si sta pensando. La mela dalle mille vanità è un chiaro riferimento al simbolo della Apple e alla mela di Biancaneve.

[Verso] Non è per il fatto di aver sempre testa bassa Prima c’erano i giornali e le lettere su carta Il problema è che pensare ha smesso di arricchire Interrotto dal dovere di volerlo dire Il pensiero ha una strada, una rotta definita Che se presa seriamente chissà dove porterà Eppure dicon sempre che il confronto sia maturo Ma sostengo che dev’esserci un percorso pre-maturo [Coro] Il tempo che inibisce La voglia che finisce La tecnica costringe A saltar l’utilità L’impronta delle dita Diventano ferita Per l’ego personale Per la nostra sobrietà Crocifiggi questa mela Dalle mille vanità (ripetuto) [Bridge Finale] (Rit finale) Ora sai che sulla tela Dipingevano realtà E i vestiti sui terrazzi Che son stesi a respirare Coccolati dalla brezza Che ha deciso... di non fermarsi più [Verso] E per questo io denuncio ma non smetto di ingannarmi Come chi si intossica e continua a rinnegare L’oggetto é materiale ma profondo e personale Come quando preghi e poi credi nel casuale Esistono due strade quella nuova e quella vecchia La donna che pulisce o l’uomo che apparecchia È centro d’attenzione questa omologazione È inutile dar colpe se sei il primo coglione