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I racconti dello scontrino

Ho dimenticato il latte...

di elisabetta groppo
35 anni compiuti, e mezzo. Bolzanina di nascita, domiciliata prima a Ferrara e ora a Milano, per studio e lavoro, rispettivamente. Assetata di narrativa, cinema e musica. Idratazione in abbondanza, bilancio idrico variabile. In contemplazione.
Un cambio di rotta per uscire dal vortice che mi ormeggia in una continua esitazione. Troppo lasca la mano sul timone. Davanti all’espositore di caramelle e gomme da masticare retrocedo per scegliere una colonna di avanzamento. Magari quella che non arriva a piegarsi a gomito oltre gli scaffali dei detersivi. Sfodero un scontrino fiscale che avevo arrotolato e insinuato nell’inutile piccola tasca dei jeans. La lista, come mi ha consigliato un’amica. Anzi due, quella dei pregi e quella dei difetti. Vantaggi e svantaggi. Mi trascina per inerzia l’avanzare lento in corsia. Rimango indifferente a chi mi passa davanti. Scruto tra le maglie di questi elenchi, di parole e lettere, alla ricerca del simbolo rivelatore. Avvicino la carta, ne ribalto le pieghe tra riflessi di luce. Un codice, la parola magica. La chiave. Nulla. In tralice, un uomo si accascia a terra là in fondo, qualche fila più distante. Gli occhi si spostano su quel corpo greve. Prontamente viene allertato il servizio di sicurezza, poco dopo intravvedo un assembramento di altri corpi che lo sovrastano. Rimango qualche passo ancora più indietro, la colonna avanza verso la mia cassa. Afferro il cestino e anche al suo interno rivolgo lo stesso sguardo. Decifro un’altra lista, su un altro pezzo di carta. Non sembra appartenermi. Abbandono il cestino, abbandono lo schieramento, sguscio attraverso carrelli spropositati e imballaggi solerti. Sto fuggendo e non vedrò se l’anziano tornerà in piedi. Rimango senza latte.