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I racconti dello scontrino

Io, Anaïs e la barista

di Davide Ricchiuti

Sono nato a Benevento nel 1980. Mi sono laureato in Filosofia a Padova nel 2005 con una tesi di ricerca sul tema della 'Libertà della volontà'. Vivo a Bologna dal 2006 cercando di mettere in pratica quella ricerca nella vita quotidiana. Non è una vita facile.

Non so se capita anche ad altri. Ma parlare con i baristi a volte per me è inquietante. Tipo stamattina al bar del centro commerciale Coop. Mi è capitato di mettere in crisi una ragazza che mi stava servendo un caffè e una brioche. "Quale croissant, prego? Oggi ne abbiamo di vari tipi". Dopo aver tenuto in aula una complessa lezione di letteratura francese, le rispondo solo: "Può scegliere lei? Così vediamo anche se siamo dello stesso umore". Seccata, la barista ribatte: "Senta, non ho idea di cosa lei possa volere…E poi se fossi in grado di scegliere non sarei qui probabilmente". A questo punto devo aver sbagliato qualcosa. Invece di pensare soltanto alla frase "la vita si restringe o si espande in proporzione al coraggio di ciascuno" di Anaïs Nin che avevo ricordato ai miei studenti poco prima, devo averla pronunciata a voce alta rivolto a lei. La ragazza, spazientita, ha sbattuto la tazzina sul bancone e si è dileguata nel retro. Ho bevuto e sono uscito lasciando le monete per il caffè più una piccola mancia. Ho chiuso gli occhi un istante e quando li ho riaperti ho sentito una voce femminile: "Signore... ha dimenticato i suoi occhiali sul bancone!’. Ho rallentato, ma un attimo prima di potermi fermare le sue mani esili già tentavano di stringermi il collo da dietro. "Io non ho bisogno di dirglielo ad alta voce", sussurrò la ragazza mentre mi comprimeva la trachea, "se è vero che non riesco a espandere la mia vita, almeno so come restringere la sua nelle mie piccole mani".