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I racconti dello scontrino

'Altro

di Lara Rossi

Nata altrove, vive a Bologna da poco più della metà della sua vita. Parla due lingue straniere: il ferrarese e il texano. Ha studiato da scienziata, ma non si ricorda più il perché.


«Altro?». Da dietro il banco del supermercato, da dietro la lama luccicante dell’affettatrice, da sotto un paio di sopracciglia poco più grigie delle mie, due occhi mi fissano. «Altro?» insiste il salumiere. Nello sguardo ha quel misto di cortesia e sfida che negli anni ho imparato a riconoscere. Lascio passare uno, due secondi. Per divertimento. Poi cedo. «’Altro» gli rispondo. Ma calco bene sulla a, la faccio bella aperta, come si usa giù dalle mie parti. Quando allungo la mano per afferrare il cartoccio che mi ha preparato, la vedo: quell’espressione degli occhi si è rimescolata ora in qualcosa di bonario, la gratitudine di chi si riconosce nello scambio di parole d’ordine. ‘Altro: nella mia testa è scritto proprio così, come mi aveva insegnato Nina. «Sei proprio uno zuccone!» mi ripeteva sconsolata. «Dopo tanti anni non hai ancora imparato» «Non c’è nulla da imparare. Ti chiedono “altro?” e tu rispondi “no, grazie”», mi incaponivo io. «No, si risponde “‘altro”!» ribatteva lei, esasperata. E buttava la testa all’indietro, mostrandomi il suo lungo collo da uccello di palude. «È perché non lo pensi con l’apostrofo: 'altro, come nient’altro!» Ogni volta che pronuncio questa formula magica, ripenso a lei. È per il suo collo da airone che ho rinunciato a Palermo e sono rimasto a Bologna dopo l’Università. Mi chiedo spesso che cosa avrei voluto di più dalla mia vita. Ma anche adesso che l’ho persa, la mia Nina, la risposta è sempre la stessa: «‘Altro.»