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Poesia

Il valzer degli opposti

di Giada Finucci

Studentessa magistrale della facoltà di Psicologia a Padova. Collabora con riviste universitarie nella stesura di articoli, fa parte delle associazioni "Universitas, un nuovo modo di vivere l'università" - che si occupa della valorizzazione culturale in territorio patavino e di promuovere a livello accademico il dialogo fra le diverse discipline - e "Scrittori Senesi", attivo in territorio toscano. Terza classificata nella sezione Romanzo inedito del Premio letterario Città di Siena, edizione 2017. Gestisce un proprio blog di scrittura creativa.

Il valzer degli opposti

 

In una pista da ballo umida di rugiada

 

ci son due piante di piedi che esplorano, palpebre abbassate, 

 

il loro ritmo. 

 

Esse incedono, sull’alba delle cose, 

 

da un’azione di presa sul mondo

 

al pensare tacito fra due mura. 

 

Dalla felicità 

 

all’angoscia. 

 

I musicisti suonano, 

 

in cielo le stelle compongono un disegno. 

 

Dal dovere imposto 

 

al piacere che si sforza di imporsi.  

 

Cambia la danza, sudata la mano si chiede se troverà 

 

un punto di equilibrio su altre 

 

spalle ballerine, sconosciute. 

 

Calore, la polvere si alza da terra 

 

offuscando le distanze. Ma nulla potrebbe distogliere 

 

dalla danza, anche volendo. 

 

Dal perdersi nell’altro 

 

all’avere troppa solitudine per trovarsi. 

 

Dalla parola inesausta 

 

al mite silenzio del corpo. 

 

 

In bilico sull’arco 

 

di tempo sospeso (sorretto solo dalla musica); 

 

fra lo spazio di una gamba che vuole sbarazzarsi del peso, finalmente libera

 

e l’altra che ancora indugia, nel farsene carico.  

 

Fra quelli che a quest’età ci sembrano soltanto 

 

opposti; 

 

Cerca questo corpo - nel suo tempo -

 

un’Unità: 

 

Dea, a te ogni invocazione

 

quando in punta di piedi si sporge oltre 

 

il davanzale 

 

di questa fortuita esistenza

 

contraddetta.