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I racconti dello scontrino

Cecità

di Marialuisa Mazzetti
Nata a Ponticella tra un fiume e i colli, fermentata all'Università di Bologna e finora lasciata decantare tra l'Italia e l'Europa
La Lina armata di carrello va verso l’ipermercato, sorpassa un SUV, dribbla il solito elemosinante “Oggi ho fretta, ciao!”, ma mentre varca la soglia ben climatizzata, un carrello la centra in pieno e alla Lina cascano gli occhiali che finiscono lontani. “Non vedo un accidente!” L’altra signora all'inizio cerca invano gli occhiali mortificata, poi solo dispiaciuta, poi seccata, alla fine tra gli insulti se ne va lasciandola sola e ciecata. “Mannaggia!” Bofonchia la Lina, iniziando a vagare tra ombre sfocate all’odore di naftalina. Tutti hanno fretta, è l’ora di punta, macchie le propongono sconti e pesanti carrelli le passano accanto come mostri ferrosi dalle pance straripanti. Trova fermo un signore possente, ma questo la ignora, “Lei è un maleducato!” urla lei, girando i tacchi ad un Canavacciuolo versione cartonato. Cambia il clima. “Mannaggia sono uscita!” Sconsolata si appoggia a quella che crede una panchina. Ma al primo contatto sente un sussulto “Mi scusi! Ho perso gli occhiali, non ci vedo” “È fortunata!” sente dire, e nella mano risente gli occhiali che erano finiti a forza di calci nello spazio delle elemosine serali. La Lina ringrazia, saluta e va a fare la spesa, tutto è tornato familiare, le facce, i carrelli sfreccianti e il cartonato. E lì, dopo tutto quel trambusto, davanti a un Canavacciuolo bidimensionale, ha una rivelazione: “Ho sempre dato del tu ad un estraneo fuori dall'ipermercato e in un secondo del lei a un uomo di cartone”.