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I racconti dello scontrino

"Siamo ciò che mangiamo"

di Giulia Bilanzuoli
Ragazza diciannovenne con un debole per i giochi di parole e le battute ahimè ritenute dai più squallide, si accontenta di ridere delle sue battute in solitudine o con qualche amico che condivida con lei l'amore per lo squallore.
Queste parole rimbombavano nella testa dello sconosciuto ai più chef Meringhi, che si avventurava tra le corsie del supermercato.
"Noi siamo ciò che mangiamo"... Rimuginò e masticò queste parole ben bene, pensò che forse erano un po' scondite, che forse ci voleva un altro po' di sale.
Per lo chef Meringhi non esisteva altro se non la cucina, e persino le persone potevano essere riconducibili al cibo. I bambini ad esempio mangiano dolci e indovina un po'? Sono dolci. Il suo ex capo stava sempre a sgranocchiare insalatine con rape, e guarda un po': era una testa di rapa. Sua figlia si lamentava sempre dello shampoo che le finiva in bocca mentre si lavava i capelli... ed è acqua e sapone.
Lo chef Meringhi pensava a tali profonde considerazioni filosofiche, portando a spasso di qua e di là il carrello come un cane, e ficcandoci dentro di tutto, perché sì: tutto è cibo. Mentre cercava altri esempi per la sua arguta ipotesi, e immaginava ad occhi aperti un mondo in cui al posto d'ogni uomo c'è una carota, finiva anche per chiedersi lui, gran mangiatore di verdure, cosa avrebbe mai potuto essere. Di certo non un vegetale, data la sua frizzante energia e passione per la cucina. Non una patata lessa, né un broccolo, perché sale in zucca ne aveva. Un carciofo con tanti strati, ma che sotto sotto nasconde un cuore tenero? Niente gli sembrava adatto. Poi giunse alla cassa e, ricevuto un corposo scontrino, si frugò nelle tasche in cerca del portafoglio, e capì. Era al verde.