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I racconti dello scontrino

Avanti come indietro

di Irene Grimaldi
Irene Grimaldi (1997) vive a Morrovalle, cittadina marchigiana tra le montagne ed il mare. Da sempre appassionata alla scrittura, dapprima solo in prosa, ha pian piano maturato anche l’interesse per la poesia. Ha partecipato alla 13a Edizione del Premio Letterario Nazionale “Città di Forlì” (2015), nella sezione della poesia inedita in lingua italiana. Le piacerebbe pubblicare un libro, perché scrivere è il suo mezzo prediletto per dialogare col mondo. Intanto litiga con la carta e l’inchiostro (ops, il computer…), poi si vedrà.
Da piccola amavo fare su e giù per le scale mobili dell’Ipercoop, quando con i miei e mio fratello andavo a fare la spesa - io a mio modo partecipe di quella sorta di rituale familiare quasi sacro. Ora, studentessa universitaria fuori sede, la spesa mi ritrovo a farla da sola, nell’Ipercoop della città in cui sono trapiantata. È capitato pochi giorni fa. Uscita da lezione, con il mascara colato della sera e la borsa in spalla, mi sono diretta a recuperare le poche cose per gli ultimi giorni da fuori sede prima di tornare a casa. Frutta, verdura, acqua. Passavo per i corridoi a passo cadenzato, da veterana dell’ipermercato. È stato un flash tanto vero quanto virtuale. L’ho visto. Seduto in un angoletto, stava un bambino con un taccuino sulle ginocchia e la matita in mano. Un bambino che io conoscevo. Ma mi sfuggiva il nome. Era capitato due anni prima. Appena trasferita, ero diventata volontaria in un’associazione che opera nel reparto di Oncoematologia dell’ospedale pediatrico della mia città universitaria. In corsia avevo conosciuto quel bambino, un vero disegnatore. Ad un certo punto non avevo più potuto giocare con lui perché troppo debole. E non l’avevo più rivisto. «Mario!», ero lì impalata a guardarlo quando la voce della mamma mi ha distolto dai ricordi. Mario ha alzato lo sguardo, mi ha visto. Un sorriso e gli occhi luminosi: «Anna! Facciamo su e giù per le scale mobili? Mi piace tanto!» Ho pianto, la bambina che è in me ha sorriso. E via sulle scale mobili.