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I racconti dello scontrino

Wunderkammer

di Davide Visintainer
Contadino e musico. Studente di storia dell'arte.
La porta scorre ed entro alla Coop. La vita scorre ed entro alla Coop. Il tunisino e il pane arabo. Il calvo e i pomodori pelati. L’omosessuale e i finocchi. Ma non va così. L’uomo - e la donna, s’intenda – qui riesce ancora a sfuggire all’etichetta, alla confezione e alla perfezione. Ancora non lo si trova preconfezionato, con un codice a barre tatuato e un prezzo che ammicca all’acquisto. Tutti, qui, hanno l’opportunità di dire qualcosa su se stessi. Da universitario quale sono - si sa - faccio la spesa a spese d’altri. Non solo perché i genitori pagano per il mio nutrimento culturale e fisico, ma perché, quando vado al supermercato, sono gli altri a saziarmi, ad appagare la mia curiosità. Il passo lento di un anziano che striscia contro lo scaffale della pasta, le parole della madre nervosa e stizzita dal figlio goloso, gli occhi diafani di una ragazza che riempie il cesto coi suoi frutti preferiti. Tutto questo proliferare di stimoli si manifesta ai miei occhi e dimentico il motivo per cui sono qui. C’è così tanta scelta nel supermercato. È una sorta di Wunderkammer, fatta di naturalia e mirabilia, dove puoi scegliere chi sei. Rubo con lo sguardo tutto quello che posso rubare e pago tutto quel che c’è da pagare. Alla cassa incasso il colpo, mi scontro con lo scontrino, m’importa dell’importo. Poi, depauperato e arricchito, torno nel mondo.