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Poesia

Canzone per Anna e Lodovico

di Eliana Greco

Sono nata a Lecce trentadue anni fa. Mi sono diplomata al liceo classico. Leggevamo Ovidio nel chiostro antico della mia scuola e recitavamo Antigone nei giorni di chiusura dell’anno scolastico. Alla maturità ho ricevuto una speciale menzione di merito. Mi sono iscritta a un corso di teatro e pochi anni dopo mi sono laureata in Giurisprudenza con pieni voti assoluti e lode. Contemporaneamente ho frequentato una scuola di eccellenza universitaria. Sono diventata molto presto avvocato e ho vinto un dottorato di ricerca in diritto penale. Leggo, studio, scrivo. Ho ricevuto un premio in un concorso di pittura a olio qualche anno fa. Il mio mese è giugno e mal sopporto l’inverno. Amo i giorni lunghi e il profumo delle sere d’estate. Amo Giulio Cesare, T.S. Eliot e Montale. Odio D’Annunzio e Ottaviano Augusto. Amo Lapo, il mio piccolo labrador, e il suo piglio da rockstar. So tradurre dal latino e dal greco, ma non ho mai imparato ad andare sott’acqua senza chiudere il naso.


Seduto sul prato, con un fiore in bocca,



c’è Lodovico, color d’albicocca:



albicocca nei riccioli che van verso il cielo,



Lodovico ha un sorriso dolce, un riso leggero.



 



Tra le dita, una chitarra scordata



gli riporta alla mente l’estate passata,



quando lei, con fermo rigore,



gli aveva d’un tratto gelato il cuore.



 



Parole appuntite, sputate a stento



tornano indietro a restituire sgomento;



sui capelli bagnati l’odore del sale



riaffiora al pensiero, ubriaca, fa male.



 



Lodovico ha una maglietta stracciata



in questa primavera di pioggia e di vento;



pensa a lei che se n’è andata,



al dolore bambino, al suo malcontento.



 



Ma un volto di donna dal collo puerile



intona tra i tigli una canzone gentile.



Ha un cappello di paglia arancione,



sussurra parole fresche di scirocco e cotone.



 



Anna pelle d’avorio,



Anna respiro di seta,



Anna che dice parole di carta,



Anna rossa di gote e di mani bianca.



Anna di mandorle e miele,



Anna che porta sorrisi, che canta chimere.



Anna, in questa città di cemento e rumore,



racconta una storia di foglie e d’amore.



 



Seduto sul prato, all’ombra di un melo,



scrivo di te, del tuo amabile zelo;



dei tuoi occhi di terra e di mare,



del volto tuo buono e del mio da mondare.



 



Ho messo questi fiori tra i riccioli matti



perché so che in un libro li conserverai intatti.



 



Ci sveglieremo insieme in un giorno di sole,



profumerai di sapone, di rocce e di viole.



Canterò te e la tua gonna leggera



in un mattino di primavera.



 



Anna, più bella di tutte le cose,



t’ho conosciuta in maggio, il mese delle spose.



T’ho incontrata per caso in stazione a Milano:



quel tuo treno perso ci ha portato lontano.