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I racconti dello scontrino

Era tornata l’estate

di Eliana Greco

Sono nata a Lecce trentadue anni fa. Mi sono diplomata al liceo classico. Leggevamo Ovidio nel chiostro antico della mia scuola e recitavamo Antigone nei giorni di chiusura dell’anno scolastico. Alla maturità ho ricevuto una speciale menzione di merito. Mi sono iscritta a un corso di teatro e pochi anni dopo mi sono laureata in Giurisprudenza con pieni voti assoluti e lode. Contemporaneamente ho frequentato una scuola di eccellenza universitaria. Sono diventata molto presto avvocato e ho vinto un dottorato di ricerca in Diritto penale. Leggo, studio, scrivo. Ho ricevuto un premio in un concorso di pittura a olio qualche anno fa. Il mio mese è giugno e mal sopporto l’inverno. Amo i giorni lunghi e il profumo delle sere d’estate. Amo Giulio Cesare, T.S. Eliot e Montale. Odio D’Annunzio e Ottaviano Augusto. Amo Lapo, il mio piccolo labrador, e il suo piglio da rockstar. So tradurre dal latino e dal greco, ma non ho mai imparato ad andare sott’acqua senza chiudere il naso.

Sarà forse stato perché non sapeva nuotare, o per il candore della pelle che mal sopportava i raggi più caldi del sole. Ad Anna il mare non piaceva. Se però avesse potuto raccontare l’estate con un fotogramma, avrebbe scelto quel pomeriggio di giugno, quando, nell’abito color arancio che le aveva regalato la mamma per il suo sedicesimo compleanno, attendeva il treno in stazione a Bologna. Andava a Rimini dai nonni, come ogni anno. Se avesse potuto spiegare l’Amore, Anna avrebbe scelto quell’odore di sale sugli occhi, quelle dita di sabbia e sapone che le avevano contato le lentiggini sulla curva del naso. Era la bella estate: l’estate dei baci rubati all’ora più calda, a cui labbra umide consacrano assensi timidi e schivi. Dopo il ritorno a Bologna, Anna e Luca non si erano più visti: perché è forse il destino dei giovani amori quello di vivere immoti nella benedizione del primo incontro di mani. Era giugno 2006 quando Anna, nelle sue scarpette rosa, cercava di afferrare in punta di piedi la confezione di biscotti sullo scaffale più alto di un supermercato di periferia. “La aiuto, signorina”, fece con piglio benevolo il ragazzo che le camminava accanto. Anna riconobbe la linea dolce del volto e il neo al lato del mento. Fu forse un rigurgito di nostalgia o un dono concesso per grazia dei giorni. Era tornata l’estate. L’estate dei vespri in un porticato sul mare; l’estate che, tra un biscotto e una camicia di lino, veste di luce le promesse dei giovani amanti.