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Una storia di cronaca

Cronaca di un insegnamento

di Vito Lorenzo Dioguardi
Nato a Foggia il 18 Novembre 1980, ho studiato a Bari, Roma e Macerata. Insegno da anni in provincia di Brescia.

La cronaca dei nostri giorni è stata contagiata da ripetitività e polemica, ma per fortuna quella che vi raccontiamo è - per una volta - un’altra storia.

Liceo del Bresciano. Tutta gente di buona famiglia. Un gruppo di tre ragazzi molesta una compagna, filma tutto, minacciano la ragazza di diffondere il video eppure - chissà perché - si trattengono dal farlo. La giovanissima è disperata, la famiglia di lei pure, i docenti allertati cercano di analizzare le cause del gesto con il resto della classe, saltano le amicizie, gli equilibri, i “sono bravi ragazzi” di alcuni si fondono a propositi di vendetta. Il Preside stesso sembra - pur stigmatizzando l’episodio - in attesa di interpretare il sentimento comune.

Finora il solito canovaccio. Eppure in questa storia qualcosa cambia. Il tutto arriva alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura.

Così, poiché tra i tre v’è uno dei genitori che è un noto magistrato, questi si precipita a scuola: non per prendersela con gli insegnanti né per difendere il figlio ma per trattare con il Preside una tregua. Con un figlio mortificato al fianco e che - a prima vista i presenti indicano sembrasse spaventato dalla reazione del genitore - il magistrato ha proposto e concordato un piano di punizione per i ragazzi. Anzittutto il recupero dei video e l’assicurazione che non ve ne fossero copie in giro. Quindi lavori socialmente utili in accordo con un’associazione del territorio da tenersi per quattro ore tutti i pomeriggi fino al Settembre prossimo e con un registro presenze severissimo. Inoltre sedute da un'equipe medica, ammissione di colpa davanti alla classe, lettera di scuse all’indirizzo della giovane. Anche a casa sembra abbia patito.

Il tutto in accordo con il corpo docenti e il coordinatore, professor Panizza, che ha così commentato l’episodio: “Un atto disumano recuperato dall’incredibile tenacia e forza di un genitore, prima che di un uomo dello Stato, che si è reso conto della devianza del figlio. Non è da tutti avere questo coraggio. La stessa ragazza vittima ha potuto sentire la vicinanza autentica, concreti gesti di pentimento e tutto lo sforzo che i suoi amici-aguzzini hanno subito in termini di ammonimento e punizione”.

Il genitore non ha voluto commentare la vicenda, ma il professore si è lasciato andare ad un’ultima considerazione: “Questa società ha bisogno di scuola più di quanto creda. La riforma dei cicli, il ripristino di un valore civile dell'istituzione, l’elaborazione di un percorso di studi moderno e tecnologico, permetterebbero ai ragazzi di parlare anche di loro stessi e dei loro problemi, che poi sono il cuore della scuola stessa”.