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Poesia

Tra i giunchi e l'azoto

di Federico Morena

Studente di Giurisprudenza, è ansioso di provare l’ebrezza della disoccupazione. Con un occhio alla tecnologia, per quello che ne capisce, e al futuro, convinto che lo si debba costruire e non prevedere, ha un debole per i giocattoli d’epoca e ascolta Battiato. Scrive per diletto, senza fretta e senza pretese, per rilassarsi, per ritrovarsi.



Se con fare circospetto



ci perdessimo su un prato



tra gli steli e qualche giunco



sul calore della terra



 



Se lasciassimo alle spalle



i mattoni delle case



lo stupore della neve



la malizia dei vent’anni



 



Guarderemmo l’albeggiare



così intenso nel riflesso



sull’argento delle squame



mentre il sole si fa rosso



 



Sopra al ciglio di una spiaggia



penseremmo a cosa fare



dei polimeri fioriti



dentro un’acqua cristallina



 



Se provassimo a capire



questo cielo così grigio



che ci appanna anche la vista



così saturo di azoto



 



Celeremmo forse meglio



questa polvere di ferro



così bruna e sottile



che ci brucia fino in gola



 



Se guardassimo colare



lunghi fiotti di cemento



come fuochi artificiali



sulla volta della sera



 



Se vedessimo montare



fumi neri in lontananza



sopra fiamme vorticose



appiccate di nascosto



 



Capiremmo finalmente



quanta stupida arroganza



ci pervade infidamente



e si insinua nel profondo



 



Dietro al bordo di un abisso



coglieremmo solo allora



la potenza della vita



che si staglia sul finale