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Una storia di cronaca

Aquarius, la strategia di Salvini sulla pelle dei migranti

di Tommaso Meo

Veneto, nato a Montebelluna, Treviso, il 22 luglio 1994. Laureato in Lettere moderne a Venezia, ora frequenta il primo anno del corso di laurea magistrale in Editoria e Scrittura alla Sapienza di Roma. Ama la birra, il giornalismo fatto bene e Roma; ma non sa ancora se ci vivrebbe.

Aquarius, una nave della Ong Sos Mediterranee, con a bordo 629 migranti, è stata lasciata in mezzo al Mediterraneo, al largo della Sicilia, senza il permesso di entrare in un porto sicuro. La nave aveva recuperato i migranti, partiti dalla Libia, in acque internazionali. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha deciso di chiudere i porti, e non lasciare attraccare l’Acquarius, carica, tra gli altri, di 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte. Il diritto marittimo e le convenzioni firmate dall’Italia prevedono prima il dovere del soccorso in mare delle persone in difficoltà e poi che queste siano portate nel primo porto più sicuro. E per sicurezza si intende la capacità e la possibilità di gestire degli arrivi e il rispetto dei diritti umani. Per questo Malta e la Tunisia non potevano esserlo, come suggerito invece da molti, e il nostro paese sì.

Le porte sono state aperte dal governo socialista di Pedro Sanchez in Spagna, che ha invitato l’Aquarius a fare rotta verso Valencia, sbloccando così la situazione. La nave, aiutata da altre due imbarcazioni della Guardia Costiera, è approdata a Valencia domenica 17 giugno, dopo più di 1400 kilometri.

Salvini ha cantato vittoria dicendo che alzando pacatamente la voce si ottiene sempre qualcosa e che l’Italia non sarà più il campo profughi d’Europa. Questa prima mossa, a costo zero, ha il sapore di una facile promessa mantenuta e rappresenta anche un tentativo di ricatto verso Bruxelles, ovviamente sulla pelle dei migranti. Qualche giorno dopo sempre Salvini ha rincarato la dose e detto che anche le prossime navi in arrivo dovranno cercarsi altri porti. Il tutto con una comunicazione, soprattutto social, di discredito verso le Ong che ancora operano nel Mediterraneo, arrivando a paragonare il viaggio dei migranti a una crociera.

Discostandosi un po’ dalla propaganda i dati dicono che a fronte dei 173 mila sbarchi in Europa del 2017, di cui 71 mila in Italia, nel 2018 sono arrivate 37 mila persone: 15 mila in Italia, 12 mila in Grecia e 10 mila in Spagna. Il calo degli sbarchi è evidente e anche la ripartizione più omogenea, effetto probabile di uno spostamento della rotta dalla Libia verso occidente. Recenti sondaggi dicono invece che la gente non ha questa percezione.

La vicenda Aquarius è quindi una vittoria per Salvini e l’Italia? Se ogni migrante in meno che non sbarca da noi è un successo, allora sì. Politicamente la mossa sembra una vittoria di Pirro e l’asse paventato con i paesi di Visegrad potrebbe isolare l’Italia in Ue. La vera vittoria per Salvini è la campagna elettorale permanente che conduce e l’dea dell’invasione che trasmette ai suoi elettori.