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I racconti dello scontrino

Tanto di cappello (del prete)

di Luca Munaretto

Sono il migliore amico di Demos Nicola, per mangiare faccio il project manager e nutro l'anima recitando e scrivendo.


La deprivazione del sonno è anche una forma di tortura. Immagini di tute arancioni. Il mio cervello è in risparmio energetico e sostituisce i complicati volti delle persone con la semplicità dei pupazzi da crash test. Il pupazzo con il grembiule mi allunga la tazzina, forse sorride, parla, ma sento solo un fischio. Mi strofino gli occhi, butto giù il caffè e fisso l’ingresso cromato del supermercato. Il piano è chiaro: patate, misto per soffritto e, soprattutto, quel gran pezzo di carne marmorizzata che chiamano “cappello del prete”. Dieci minuti per uscire, poi le bimbe si svegliano. Una vecchia mi blocca il passaggio. È minuta, secca, ha lo stesso viso degli altri, ma sa di post bellico. Agita una foglietto azzurro. Fhhh! Soffio come un gatto e quella se la batte. Mi raccolgo, pronto a scattare. Via! I vasconi delle offerte, un capannello di gente. Scarto a destra, via verso il congelatore, seconda anta… la vecchia! Nel carrello ha delle patate. Cerca qualcosa che le allunghi la vita? Non esiste,muoviti! Niente. Corro alle patate, prese, ora via dal macellaio: c’è ancora un solo pezzo di cappello del prete e una persona in fila... la vecchia! Si gira e mostra il suo trionfo... l’ha comprato lei. Maledetta, maledetta! Guardo l’orologio: è finita, è finita. Piango. Poi la vecchia fa una cosa assurda, si avvicina e... mi bacia sulla guancia. La guardo tra le lacrime e lentamente riprende la sua forma... Mamma! È lì che mostra la mia lista della spesa azzurra... Luchino, mi dice, pensavo di farti un favore. La abbraccio.