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Lettere d'amore

Intima lettera ad una corriera

di Denis Montori

32 anni. Nato a Bologna. Cresciuto nella provincia profonda, oggi in città. Poco da aggiungere, nulla d'interessante.

Caro 97B POGGIO RENATICO,

da quanto non mi appisolo sui tuoi scomodi sedili odorosi di moquette? Troppo tempo credo, e forse è per questo che sento la necessità di scriverti.

Ti conobbi per la prima volta 16 anni fa, quando con lo zaino del liceo in spalla mi sentivo come un giovane Cristoforo Colombo, alla scoperta di una città che mi sembrava lontana ed esotica (Bologna, ben 33 chilometri e mezzo da casa mia).

I primi mesi percorrevo il tuo corridoio terrorizzato, pregando che i ragazzi più grandi, con la cattiveria tipica della loro età, non mi notassero e mi lasciassero in pace. Poi, con il passare del tempo, sorse attorno a me un alone di generale indifferenza, che mi tenne lontano da quell’accozzaglia di acne e prepotenza adolescenziale, e cominciai così a godermi l’ora di tragitto verso casa: un momento unico per  guardare fuori dal finestrino il paesaggio che cambiava con le stagioni.

Quante cose ho scoperto in tua compagnia: la maleducazione dei passeggeri, i romanzi di Daniel Pennac, Ten dei Pearl Jam. Qualche anno dopo, poi, fra una fermata saltata e una frenata troppo brusca, conobbi addirittura anche l’amore: quello bello e imprudente, che quando termina è un po’ come se ti fosse passata sopra una corriera (appunto).

Oggi, che di autobus come te sulla mia strada ne sono passati parecchi, alcuni sfortunatamente persi, ma altri fortunatamente presi al volo, sento di averti amato inconsciamente nel profondo. Ti perdono, allora, per tutte le illusioni di ragazzo, poi deluse, che hai fatto nascere in me, e ti ringrazio per avermi tenuto la mano in un mondo troppo veloce: tu, che invece arrancavi lento e gentile lungo quegli interminabili 33 chilometri e mezzo.

Eternamente tuo

D.