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Lettere d'amore

Lettera a Mario Monicelli

di Valentina Carinato

Mi chiamo Valentina, ho trentacinque anni e sento la scrittura come la mia vocazione.

Caro Mario,

che strano scrivere questa lettera a te che non amavi le smancerie. Ti sto scrivendo una "lettera d'amore", io con i miei trentacinque anni, tu con la tua immortalità. Chissà cosa diresti? Probabilmente un "l'importante è fare la cosa giusta", perché io scrivo questa lettera a te per l'amore con cui conservo il periodo in cui ti ho conosciuto.

Correva l'anno 2000 ed io ero una sedicenne studentessa dell'istituto alberghiero di Castelfranco, capitata nell'albergo in cui stavate tu e tutto il tuo staff.

Io ero venuta a fare lo stage alla reception, e tu per girare la mini-serie "Come quando fuori piove".

Sapevo che eri il regista e ammiravo il tuo portamento distinto ed elegante. Non ti piacevano le smancerie, per niente, ma non lo davi a vedere. Ero affascinata dal bel Stefano Accorsi e con l'incoscienza dell'età ignoravo la tua carriera. Tu mio caro Mario sei autore di "Branca Leone", "La ragazza con la pistola", "Parenti serpenti", sei figlio e registra della "Grande guerra". Devi sapere che negli anni sono diventata scrittrice, scrivo poesie e articoli per un giornale locale che si chiama Il piave. Nel 2014, con l'anniversario dei cento anni dalla grande guerra, mi hanno dato l'occasione di scrivere degli articoli inerenti. In un lunedì piovoso mi sono recata in biblioteca per cercare materiale dal computer e, non so come, ho stampato quattro volte la tua biografia! È stato chiaramente un errore e un segno del destino, per me che ho deciso di scrivere il mio primo articolo sul tuo film "La grande guerra", datato 1959.  È stato un lungo lavoro, ho scritto, riscritto sei o sette volte, ho noleggiato il dvd e... al ritiro del giornale il direttore Alessandro Biz mi fa vedere che l'articolo è uscito in prima pagina! Il primo di otto sulla grande guerra, di cui cinque in prima pagina! Ora, caro Mario, padre del nostro cinema, mi mantengo facendo la commessa qua e là. Scrivo, scrivo sempre! Ricevo anche dei bei premi ma ancora non sono una vip, non vivo di scrittura o di qualcosa che le assomiglia.  Un giorno, durante il mio stage, mi hai chiamata "Venturina" perché dovevo vivere molte avventure secondo te. E allora scrivi dall'alto una sceneggiatura per me, per il film della mia vita. Io saprò riconoscerla, saprò essere all'altezza. Saprò essere Venturina.

Detto questo, caro Mario ti saluto e ti ringrazio per quello che mi hai lasciato. 

Con amore distinto,

l'aspirante Venturina

Valentina