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Poesia

Foglie d'inverno

di Francesca Costa

Nata a Vittorio Veneto nel 1988, scrisse la sua prima poesia all'età di 12 anni e da allora non ha più smesso. Ha studiato all'università degli studi di Padova e si è laureata in giurisprudenza. Ha proseguito gli studi nell'ambito giuridico, senza mai smettere di dedicarsi alla sua vena letteraria.

Penso spesso al rumore che fanno le foglie d’inverno.
Mi commuove il loro non esserci più.
Il loro volo, un valzer dentro al vento,
è diventato un bisbiglio.
A volte scricchiolano ancora quando ci cammini sopra,
nonostante pioggia e freddo le abbiano trasformate in poltiglia.
Ancora vivono, forse, nei sogni ad occhi spalancati
che abbiamo perduto, quando anche noi
non facevamo che cadere all’infinito.
Siamo finiti distanti, trasportati dal vento,
siamo diventati nuovi germogli
o l’unico senso del nostro vivere fu soffrire?
Nel bosco, dentro la radura, quando splende la luna rossa,
lui si disgretola.
È stato dolore, è stato soggezione, è stato sopruso.
Ma cosa succede quando anche le foglie morte come me alzano la testa?
Niente, non succede niente.
La sopraffazione continuerà, col beneplacito di chi avrebbe dovuto impedirla.
Ecco cosa uccide davvero le persone: il silenzio, il far finta di nulla,
il non volersi immischiare.
Ma ecco, se oggi sono da sola a non voltare la testa,
e domani saremo in due,
allora forse diventeremo moltitudine 
prima che il cielo ci risucchi per sempre.