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I racconti dello scontrino

Carne Fresca

di Alex Faccio

Alex Faccio nasce nel 1989 a Legnago (VR). L’amore per l’arte in ogni sua forma sboccia già in tenera età con lo studio di sassofono e tastiera, ma è la recitazione a colpirlo nel profondo: negli anni prende parte a varie rappresentazioni amatoriali e non (ma anche rievocazioni, reading, ecc.), militando in varie compagnie, fondandone una e recitando anche sotto la direzione dei maestri Gianni Franceschini e Italo Nunziata. Parallelamente si dedica anche alla sceneggiatura e alla regia, affrontando i più svariati generi (dalla commedia, allo storico, al musical, alla rappresentazione biblica). L’esordio narrativo avviene nel 2014 per Apollo Edizioni con il romanzo splatter Il Crisantemo Nero, omaggio al filone extreme della cinematografia italiana anni 70’. Nel 2016 è tra i finalisti del concorso Shelly & Byron con il breve racconto horror "Inediti - In allestimento", pubblicato nella raccolta del premio (per GD Edizioni), da cui viene tratto un micro-show per adulti nel 2017. Nel 2018 è finalista al concorso Il Federiciano con la poesia "E poi la tempesta", pubblicata nell’antologia omonima (Aletti Editore). In cantiere nuovi lavori, uniti ai primi passi nel cinema indipendente.


Perché non operare quella cicatrice? Era così smaccata. Dal labbro, giù lungo il mento, fino al pomo d’Adamo. “Venti e sei”, batté il cassiere sfregiato. Ido pagò, gli occhi sul cheloide rosé. Era ipnotico. Come tutto, lì. Quella Coop fuori mano aveva un che di sbagliato. Voglie di una moglie pregna in vacanza; così ci era finito, ma col cazzo che sarebbe tornato. Imbustò la spesa. I piedi, autonomi, già verso l’uscita. “Carne fresca”, appuntò il cassiere. “Spero. Altrimenti mi rimborsate”, frecciò Ido, nervoso, il palmo teso ad attendere il resto. “No. Lei. Carne fresca”, spiegò il cassiere. Al che le sue dita mutarono in artigli, strappando via la mano di Ido dal polso. Sangue inondò il registratore di cassa, il nastro, il pavimento. “Cristo! Aiuto!”, strillò l’uomo, stringendo il moncone. Nessuno si mosse. Ido scivolò sulla pozza rubino, cadendo a terra. Con un balzo, il cassiere fu su di lui. Lo artigliò alle spalle. Le grinfie affondarono nelle carni lacere. Nuovo sangue, nuove urla. Quel brutto sfregio sul volto si aprì, rivelando abnormi fauci triforcute e un canneto di zanne bagnate d’acquolina. “Khh!”, fu il lascito di Ido. Il cranio gli venne maciullato; le untuose cervella staccate a morsi. “Sì. Freschissima”, marcò il cassiere, masticando. Fissò la clientela, la linguaccia nera a spazzolare i lembi di quella bocca infinita. “Era ora!”, tonò un donnone. Nel ruggente giubilo condiviso, tutti lasciarono sbocciare quelle loro abnormi fauci triforcute, ripiene di zanne e acquolina.