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Una storia di cronaca

Fino all'ultimo apicoltore

di Lisa Cannone

Si diploma al liceo socio-psico-pedagogico e comincia a lavorare in diverse strutture (residenza psichiatrica, fabbrica, bar e circolo culturale) fino al lavoro stagionale che le permetterà di intraprendere diversi viaggi in Trinidad e Tobago (l'isola più a Sud dei Caraibi), dove scoprirà il suo amore per la natura e le piante, iscrivendosi anche alla facoltà di tecniche erboristiche all'Alma Mater Studiorum di Bologna.


Roma, 12 ottobre 2072, chiude l’ultimo stabilimento per la produzione del miele dando conferma dell’imminente estinzione delle api in Italia. Dopo anni di battaglia da parte di apicoltori e ambientalisti contro cloropicrina e neonicotinoidi, lo stato ha avuto la meglio e, a suon di proroghe, è riuscita in pochi decenni a decimare gli insetti impollinatori alla base della non solo catena alimentare, ma della sopravivenza del pianeta stesso. Grazie alla grave perdita di questi insetti, si stima che la flora e la fauna selvatica del paese abbiano i “minuti contati”, nessuno lo ammette pubblicamente, la stampa cartacea è succube del governo e gli articoli in rete che ne parlano sono censurati. L’Italia è completamente estranea ai fatti di cronaca odierni e isolata dai mass media esteri. Lo stato italiano opta per una politica totalitaria dove non sono stati resi noti nemmeno gli ultimi eventi accaduti in Giappone e Cina, per lo sconvolgimento paesaggistico dovuto ai terremoti che non cessano da mesi, nessuna parola riguardo al deserto formatosi in Sud America e alle nuove isole di rifiuti comparse nel Mediterraneo. Nemmeno l’innalzamento delle acque che ha colpito la pianura padana nell’estate di tre anni fa ha destato gli italiani dal loro divanoletto con proiettore di ologrammi incorporato. La situazione per l’Europa è diventata insostenibile, e si minaccia di appellarsi all’ONU e intervenire al più presto per liberare l’Italia dai suoi stessi cittadini, lobotomizzati da campagne fuorvianti  e minacciose. La perdita delle api porterà il “bel paese” verso la desertificazione, e prima che la popolazione se ne accorgerà tutto il patrimonio culturale sarà ormai distrutto. L’Albania e la Romania si sono offerte di ripopolare con le api alcune zone ancora miti come Umbria e Toscana, dando un po' di respiro alla fragile economia del paese portato sul lastrico dalle vecchie amministrazioni, ma il Presidente è stato categorico nel rifiutare la proposta perché convinto che il pagamento di questi favori possa essere un modo da parte dei due stati per portarli alla rovina. Il premier tedesco si è pronunciato in merito, pensando che è proprio questa diffidenza dell’Italia che li rovinerà. E continua: “Penso che se fosse accaduto il contrario e l’Italia si fosse offerta di aiutare un'altra nazione, allora ci saremmo dovuti preoccupare, ma da parte dei due stati amici sono convinto ci sia una sincera preoccupazione anche in ricordo di lunghe convivenze prima dell’espulsione di tutti gli stranieri dal suolo italiano”. Il presidente italiano non intende rilasciare interviste, ma intorno a lui gli stati membri europei rimpiangono i vecchi tempi.