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Poesia

Generazionale

di Michele Leombruni

Sono nato in Umbria in una afosa giornata d'Agosto. Mi hanno detto che ho iniziato ha parlare presto e troppo, ma oggi sono una piccola persona con poca voce. Nonostante ciò, mi piace raccontare storie. Alcune le scrivo, altre le disegno. Altre ancora le propino ai miei malcapitati studenti e le chiamo "lezioni".

Non urlano in camera, ma sotto la finestra
Ogni maledetta notte in città scoppia la festa
Vorrei un bottone per potermi eiettare
Da questa gestazione generazionale

Ormoni e certezze, soluzioni e proteste
Risate grasse, buon gusto, sarcasmo
Parole viste, mutanti, realiste
Massimi sistemi sistematicamente
Molli e, come sempre,
Due folli.

Tuffato nel mare che bagna le strade
Affoghi nel coro cercando un approdo
Tra chi si aggrappa e chi guida la barca
La mascella si serra e non vedi la terra
Noi, gente di bonaccia
Sempre in perenne caccia
Ma rombano nuvole sui nostri futuri
Perciò si avanza ignoranti e sicuri
Che mentre l’estate è ormai alle spalle
Subito coperta d’inverno è la valle

Ed io dormivo in una casa non mia
Nessuno che dica “Dai, vattene via”
Corpi ammucchiati e pelli malate
Di noi su di noi, tra cartine rollate
Di noi su di noi, scherzi storie fumo
Come una leggenda
Ma io qui non duro

Dal letto alla poltrona, fermi come Dio
Di cartone ogni corona, come voi io
Chi lo sa quel che sarà, quello che dirò che era
Tanto il tempo non darà una risposta più sincera
Così diffidente che sfiducio anche il presente
Non aspetto più allora e scalcio le lenzuola

Oramai lontano, oggi sono meno cavo
Ma guardando in alto vi ripenso piano:

Se fossero azzurri quegli stormi neri
Voleremmo come Chagall
Rideremmo insieme dei nostri ieri
E danzeremmo come Degas