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Una storia di cronaca

Salute femminile, il diritto contingente

di Elisa Pietribiasi

Elisa Pietribiasi, 21 anni, nata in Veneto e tornataci per conseguire la laurea in Scienze Politiche, vive ora nel Mantovano con i genitori e la sorella di 10 anni. Da sempre un carattere forte e deciso, da sempre pronta a difendere a spada tratta i propri ideali e le cause che più le stanno a cuore, come la tutela dei diritti delle donne e delle minoranze.


“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”, così enuncia l’art. 32 della Costituzione Italiana. Tuttavia, nonostante il diritto alla salute sia un principio considerato formalmente universale, la sostanza parla chiaro: la discriminazione di genere continua anche quando si parla di salute della persona. Lo confermarono le Nazioni Unite nel dicembre 1979, quando firmarono la CEDAW (Convention on the Elimination of all forms of Discrimination Aganist Women), promettendosi di “eliminare la discriminazione della donna in ogni sua forma […] anche nel campo delle cure sanitarie”, e ce lo ribadisce Sìlvia Pimentel, a capo della Commissione istituita quarant’anni prima dalla Convenzione.  “La commissione si dice molto preoccupata per l’alto tasso di mortalità materna e per l’accesso limitato a servizi clinici per la salute sessuale che avvengono in alcuni dei Paesi”, afferma la Pimentel, supportando la nostra tesi, come se esempi quotidiani di violenza fisica e psicologica non bastassero. Anche in Europa, zona ad alto sviluppo, dove le donne hanno un aspettativa di vita più lunga rispetto agli uomini, le discriminazioni hanno una forte incidenza sugli atteggiamenti del genere femminile riguardanti la propria salute: preoccupanti sono gli alti livelli di malattie psicologiche tra le adolescenti, spesso legate a eventi di violenza; anche l’inaccessibilità alle varie forme di contraccezione ha forti conseguenze su queste statistiche. Allo stesso modo, anche le minoranze sessuali in Europa godono di una salute psicofisica peggiore rispetto al resto della popolazione: le donne transessuali sono dieci volte più a rischio di suicidio rispetto alle donne eterosessuali. Le politiche attuate per la gestione delle pandemie di HIV/AIDS negli anni ’80 hanno contribuito alla tesi secondo cui diritti umani e salute vanno di pari passo e hanno confermato come sia dovere dei governi e delle organizzazioni intergovernative quello non solo di garantire un sistema sanitario di base a tutti, ma anche di facilitare a tutti gli individui l’accesso ai servizi di prevenzione e cura. L’ONU, mediante lo applicazione degli obiettivi previsti dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, si propone di rendere ancora più efficaci i propri sforzi per garantire la parità di trattamento e di tutela tra uomo e donna in tema di salute; è importante, quindi, che i vari settori governativi collaborino tra loro, ma anche che gli Stati stessi trovino modo di collaborare con altri Stati e organizzazioni per rendersi garanti del diritto alla salute non solo femminile, ma dell’intera popolazione.