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Lettere d'amore

Meu querido SebastiĆ£o Salgado

di Giulia Libralesso

Mi chiamo Giulia Libralesso e sono laureata in Lettere moderne presso l'Università di Bologna, dove attualmente frequento un corso di laurea magistrale. Sono appassionata di letteratura e linguistica, oltre ad amare profondamente i viaggi e la fotografia. Questi miei interessi mi hanno portata a conoscere le culture di piccoli paesi poco frequentati, come Almanza, in Castilla y León, dove ho scoperto paesaggi incontaminati. Qui ho preso parte ad iniziative volte alla tutela e alla salvaguardia dell'ambiente. La mia più grande fonte di soddisfazione e divertimento rimane comunque la scrittura, grazie alla quale ho anche vinto il primo premio di un concorso di livello nazionale.

Meu querido Sebastião,

ho provato dieci incipit, tutti patetici. Allora mi faccio forza e ti scrivo. Vorrei urlarti che sono fradicia d'amore per te, abbracciarti le ginocchia e accostare le guance alla tua coscia per carpire un briciolo del tuo calore. Forse dovrei prima chiederti qual è il tuo piatto preferito, se di notte russi, se aiuti le signore anziane ad attraversare la strada. Sai, così, giusto per curiosare un po', per avere qualcosa a cui aggrapparmi se dovessimo incontrarci e non trovassi le parole. Non potrei provare dieci incipit. Mi piace credere che se vedessi ciò che resta di me… niente, al netto del mio sentimento per te… capiresti che posso farmi scudo esclusivamente con la devozione concitata che sto riversando in queste poche righe. Tredici righe per dirti che ti amo. Ne ho avuto la certezza quando ho saputo del tuo progetto, della pazienza e della dedizione con le quali hai piantato e protetto gli alberi di un’intera foresta. Hai instillato la vita negli uccelli, negli arbusti, in me. Mentre la pioggia lieve irrorava nel terreno le umili radici, le tue fotografie scioglievano dolcemente i miei nodi esistenziali. Hai evaso le costrizioni di un codice angusto e vile, proprio dell'universo economico. Hai trovato un linguaggio più adatto alla tua persona. Senza luce non c'è fotografia, senza testimoni non c'è misfatto, ti ripetevi. Per questo hai ritratto sia scene soffocanti che paesaggi di ampio respiro, per tramandare la violenza sorda che ha segnato la storia di molti luoghi e di molti volti. È lo stesso dislivello sopra al quale noi tutti camminiamo, insicuri e sempre all'erta, guardinghi dinanzi alla sofferenza altrui. Tu con i tuoi scatti hai risposto ai genocidi, alle violenze e alle cattiverie che hai incontrato lungo il tuo percorso. Ti sei persino ammalato per quel progetto che avrebbe dovuto sanare la speranza sopita di chi ha perso tutto. Hai compreso che la tutela dei diritti dovrebbe essere il nocciolo e la polpa di un'umanità ormai liquida, dispersa, fragile. Sei stato tu, meu querido Sebastião, a cogliere il ritmo cardiaco là negli spazi vuoti tra le parole. Ti sei mosso in funzione di quella sensibilità dedita al bene che io chiamo amore. Lo so, è un sentimento travagliato, questo amore maltrattato e maltrattante ma mi muove e mi consola.

Con Amore,

Giulia