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I racconti dello scontrino

Scaffali

di Alice Berzieri

28 anni, originaria di Parma. Laureata in International Business and Law. Da sempre appassionata di letteratura.


Mi voltai e guardai le persone che venivano dopo di me. Erano troppi, non avrei mai trovato Andrea lì. Davanti, invece, ce n’erano un paio. Tra poco tocca a me. Eravamo fiancheggiati da uomini con la faccia coperta, ci tenevano d’occhio scrutandoci dall'incavo oculare indistinguibile. Non avevo mai capito se fossero davvero umani. Il sole batteva fortissimo, mi ero già scottata fronte e spalle. Sentivo che la pelle si gonfiava dal sostrato epidermico, riempiendosi di acqua ulcerosa. Mi ero coperta il più possibile, ero avvolta dentro strati di tessuti, alcuni molto sporchi, altri solo sbrindellati. Eppure il sole, cocente, assoluto, trovava il modo di toccarmi nei punti micro-esposti, vulnerabili. Ci siamo. L’uomo di guardia mi fece un cenno. Io entrai e sprecai gran parte dei tre minuti con la bocca aperta, passeggiando tra scaffali mummificati, i prodotti esposti fermi nel tempo, i colori opachi, qualche scritta, pacchi sbriciolati, resti di un saccheggio avvenuto anni prima. Quel simbolo decadente di civiltà mi fece commuovere. Attraverso la patina lucida delle lacrime, afferrai a casaccio una lattina di Coca-Cola ammaccata, un pacco di patatine scadute e fagioli in scatola. Raccolsi tutto dentro una sacca che mi ero cucita da sola, che tenevo a fascia sul ventre, come un neonato. La mia prossima volta nel supermercato sarebbe stata tra millesettecento tredici giorni a partire da oggi. Come dicevano i tabelloni nelle piazze. Dovevamo spartirci ciò che rimaneva.