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I racconti dello scontrino

Igbo blues

di Giulia Paone

Laureata in Lingue e letterature straniere e specializzata in Lingua e cultura italiane per stranieri. Di madre friulana e di padre calabrese, nata a Modena e laureata a Bologna dopo un anno di Erasmus a Salisburgo, un’estate come ragazza alla pari in Irlanda e un trimestre come insegnante a Santa Cruz de Tenerife. Di mestiere leggo, sopravvivo in un’industria di ceramica e intanto sogno di insegnare. Nel tempo libero partecipo a un gruppo di lettura.


Anche oggi siamo stati alla COOP. Lui prende un caffè al Lin Bar, poi facciamo la spesa. Compriamo pane, latte, pasta e i suoi biscotti preferiti. Imparo queste parole italiane grazie agli scontrini. Dice che posso buttarli via. Io invece conservo i più preziosi, quelli che contengono parole difficili come DENT. Mi spiega che sta per dentifricio. Gli altri li uso per scrivere i miei pensieri. Quando sono al centro commerciale guardo le altre donne africane con i bambini e sogno di poterne avere uno anche io. Quando è ora di pagare posiziono i prodotti sulla cassa. Lui compra sempre quel bagnoschiuma verde dall’odore pungente. Mi ricorda quando decisi che li avrei sopportati entrambi pur di scappare da tutto il resto. Mi portò lontano e tuttora viviamo nascosti. La maman potrebbe trovarci. Usciamo solo per fare la spesa e anche oggi quel bagnoschiuma mi ha dato la nausea. Oggi però ho vomitato per davvero. Ho sporcato per terra e lui si è scusato con la cassiera dicendo che sono incinta. Più tardi mi ha detto in inglese: “Forse sei incinta davvero.” Io so che è solo colpa di quel bagnoschiuma, ma se avessi davvero un bambino dentro di me, se la maman non ci scoprisse, penso che lo vorrei nero come me e penso che lo laverei con i saponi delle donne africane e penso che sarebbe il dono più bello che Dio possa farmi dopo quello di avermi liberata. (Tradotto e riadattato dall’Igbo. Pensieri sgrammaticati annotati sul retro dello scontrino 54061 del Lin Bar di via Emilia Centro 3)