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I racconti dello scontrino

Un mistero personale

di Agnese ZappalĂ 

Classe 1993, brianzola di origini siciliane. Musicologa, (aspirante) scrittrice e giornalista, studentessa di storia e scienze politiche. Credo nella buona politica e nell'importanza della formazione. Femminista. Mi piace raccontare (e leggere) le storie delle donne che mi ispirano quotidianamente.


“Lei è il nuovo mistero della nostra piccola città, signorina”. Me lo sentivo ripetere ogni volta che entravo in quei luoghi del paese in cui è possibile iniziare conversazioni con degli sconosciuti senza sembrare inopportuni. O pazzi. O soli. Sapevo che non stavano mentendo, che si domandano tutti che cosa ci facesse una come me in un paese dell’entroterra veneto sconosciuto ai più. Non c’era niente lì: né un cinema né un bar, nemmeno un tabacchi degno di questo nome. Ed erano talmente pochi gli autoctoni che nel monumento ai caduti – immancabile in ogni comune che si rispetti – avevo notato che c’era solo un nome: Emilio Foroncelli. Era speciale, era il mio chiodo fisso quel nome. Fantasticavo su chi fosse, su come aveva perso la vita, se al fronte aveva scritto lettere d’amore, se nella vita aveva avuto rimpianti o se era partito per sfuggire dalla provincia. Il mio piccolo mistero personale. Il luogo che più amavo in città era il supermercato. Era una Coop molto piccola: poche corsie e pochi scaffali, ma tutto in ordine. I clienti mi raccontavano che il gestore, un tipo solitario ma gentile, ci teneva ai suoi prodotti. Non avevamo mai parlato io e lui, ma lo osservavo spesso, facendo attenzione a non farmi scoprire. Sulla sessantina, lui al piccolo reparto macelleria e la moglie alla cassa. Una sera, a chiusura, mi sorrise, senza dire niente. Con dolcezza, come un nonno con il suo nipotino prediletto. Seppi il suo nome solo dopo la mia partenza. Guido. Guido Foroncelli.