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I racconti dello scontrino

Senza ballare

di Serena Rossi

Ho 35 anni, ho studiato infermieristica e abito in un piccolo paese vicino a Monfalcone.


Dal colloquio con gli insegnanti, aveva capito che a sua figlia Ada la danza classica non piaceva. Ma un conto era non gradire l’attività, un altro era boicottarla disturbando di continuo. Michela era arrabbiata e faceva la spesa scagliando i suoi acquisti nel carrello con una violenza che richiamava l’attenzione. Tra un borbottio e l’altro, meditava come l’avrebbe fatta pagare ad Ada. Ada che doveva capire che così non poteva continuare. A scuola era brava ma non troppo e a danza non solo non accennava a brillare ma, anzi, era disposta solo a disturbare. Il pensiero la fece imbufalire tanto da farla uscire dal reparto dolci derapando e sbattendo contro un cestone di fronte al banco affettati. Si ritrovò a terra sommersa dalla spesa. Per fortuna non c’era nessuno. Che avrebbero detto di lei, pensava mentre infilava velocemente le barrette dimagranti e i prodotti dietetici nel carrello. Tra le cose cadute a terra scorse un preparato per pizza. Da quanto tempo non ne mangiava una? Lei, sempre attenta alla dieta e alla linea. Lei, sempre perfetta agli occhi degli altri. Lei, la donna manager irreprensibile, la mamma perfetta. Lei, che non si ricordava l’ultima volta che aveva fatto qualcosa che davvero voleva e non solo doveva. Riprese a ritroso il percorso già fatto e, riponendo le cose negli scaffali, telefonò a sua figlia chiedendole cosa volesse per cena e cosa le sarebbe piaciuto fare quando sarebbe rientrata a casa senza più dover ballare.