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I racconti dello scontrino

Fagioli, prendi i fagioli

di Paolo Rosi

Sono di San Cesario sul Panaro, paesino della piana emiliana dove è morto papa Adriano III due millenni fa e dove oggi fanno la Zonda. Vivo a Trieste. Tra un lavoro e l'altro faccio documentari.


Fagioli, prendi i fagioli. Prendi tutto lo scatolame che riesci. Mi raccomando la scadenza. E poi la mamma lo aveva mandato alla Coop che lei non aveva tempo di uscire. Manca poco, aveva detto, e c’è da sistemare l’areazione dello scantinato. In Coop, Olmo giocava a pedinare gli altri, coi piedi sulle ruote del carrello che si sarebbe portato fin sotto casa. La mamma gli aveva dato un sacco di soldi. Appendini di ferro se ci sono, bicarbonato farina lievito in polvere legumi e tutti i sacchetti con semini che riesci a trovare, era la lista, e poi basta che al resto ci pensa la zia; ma all’ultimo la madre aveva urlato prendi anche la s-o-l-u-z-i-o-n-e-f-i-s-i-o-l-o-g-i-c-a e aveva ripetuto due volte s-o-l-u-z-i-o-n-e-f-i-s-i-o-l-o-g-i-c-a. Olmo aveva chiesto alla ragazza che sapeva di asparagi e lo arrossava perché era più bella della mamma. "A cosa ti serve?", a Caterina non era ancora capitato che un ragazzino gli chiedesse della fisiologica. "Per lo scantinato". "Lo scantinato?". "La mamma ha detto che ci staremo molto. Che fuori cambierà tutto". Caterina cominciava a chiedersi se quel tipetto coi piedi sulle ruote del carrello ci fosse tutto. O peggio. Magari lo picchiavano, magari la madre lo chiudeva in cantina, magari sua madre non era sua madre. "Mi sono rimasti solo tre flaconi…", tagliò corto con le mani quasi sudate. Olmo tirava a fatica il carrello della spesa per le balate della vecchia piazza. C’era uno strano odore. Il cielo scuriva.