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Una storia di cronaca

«Voglio diventare mamma»: bambino allontanato dalla famiglia.

di Chiara Tarabotti

Laureata in Musicologia, ex docente presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca, dal 2006 lavora professionalmente in campo teatrale come regista, assistente alla regia e drammaturga. Ha firmato regie di opere liriche e spettacoli di prosa, di cui è anche autrice. Ferrarese d'adozione ma milanese nel cuore, ama raccontare storie, aprire finestre e chiudere cerchi.


Ennesimo attacco a sfondo eterofobo ad opera di pericolosi sediziosi. Questa volta la cellula è stata scovata all'interno di una struttura educativa per la prima infanzia nella campagna ferrarese. Ieri pomeriggio Enrico (nome di fantasia), un bambino di quattro anni, ha turbato la quiete delle consuete esercitazioni corporali rivelando alle maestre il suo desiderio di diventare mamma. Subito è scattata la segnalazione alle autorità competenti: la polizia è stata allertata ed i servizi sociali sono stati inviati a casa della famiglia del piccolo. Qui gli operatori hanno trovato una cellula ancora non segnalata di rinnegatori della teoria gender: interi scaffali pieni di libri equivoci, già banditi per decreto lo scorso anno ma ancora non mandati al macero, e numerosi giocattoli da bambina, tra cui si notavano un braccialetto fatto di cuori rosa ed una corona da principessa. Grazie alla tempestività dell'intervento la situazione si è risolta positivamente: ai genitori è stata istantaneamente tolta la patria potestà ed il bambino è stato affidato ad una famiglia di comprovata moralità che si è già occupata di rieducazione alla corretta visione sessuale in casi del genere. «Si sottolinea nuovamente la necessità di esercitare un controllo capillare sui comportamenti devianti per preservare la naturalità dello sviluppo dei nostri giovani» ha commentato il questore. Un ringraziamento speciale è stato riservato dalle autorità alle coraggiose maestre che hanno subito attivato il protocollo di segnalazione, a cui è stato riconosciuto, questa mattina, il bonus ministeriale previsto in questi casi: una sovvenzione per la struttura ed un aiuto psicologico per aiutarle a superare l'accaduto. «Siamo orgogliosi di poter aiutare nuovamente la comunità» è la dichiarazione della famiglia rieducante, sentita telefonicamente. Nessun commento da parte dei genitori biologici, che a detta di tutti non avevano mai manifestato apertamente comportamenti equivochi. «Bisogna sempre vigilare, mai abbassare la guardia» la chiosa del ministro alla Moralità durante la consegna del bonus di questa mattina.