<< indietro
Lettere d'amore

Ragionar d’amore…

di Alice Gualtieri

Sono nata a Guastalla nel 1997. Frequento la facoltà di Lettere Moderne e la mia vita ruota principalmente attorno allo studio e alla danza. Ho cominciato a scrivere quando mi sono accorta che tradurre i miei pensieri in parole mi aiutava a liberare la testa e a fare luce sui grovigli di pensieri che vi si formano molto spesso.

 21 Settembre, 1818

Caro Giacomo Leopardi,

Mille e poi ancora mille sono le parole che vorrei vi giungessero e troppo poco il tempo rimastomi. Queste membra sono ormai stanche, non credo mi appartengano più, la mia giovane anima si ritrova intrappolata in un corpo malato e non vedo altro destino se non quello di abbandonarlo. Da giorni ormai non riesco più ad affacciarmi alla finestra per osservarvi mentre siete intento a fissare l’infinito paesaggio che si estendeva davanti ai vostri occhi. Vi confesso che spesso mi perdevo a fantasticare su ciò su cui stavate riflettendo; guardavate quell’infinito come se steste aspettando la risposta a tutti i vostri quesiti. Ora, invece, non posso che immaginare il vostro profilo seduto sul prato. Non vi nascondo che avrei sempre voluto corrervi incontro e dirvi che era ora di abbandonare la vostra casa, era ora di andare dall’altra parte della siepe. C’è un mondo ad aspettarvi e non capisco se ne abbiate paura o se, in fondo in fondo, vi abbia deluso così tanto da non dargli più nemmeno importanza. Il mondo sa essere crudele tanto quanto meraviglioso. Ora, imprigionata in questo letto, rimpiango il giorno in cui non vi scossi dalla vostra immobilità, lasciai che ritornaste nella vostra dimora e che io stessa ritornassi alla faticosa tela. Ero ingenua, a quel tempo non sapevo quanto dolorosa sarebbe stata la mia esistenza. Tempo crudele perché mi privi della mia giovinezza? Se è essa stessa il teatro degli amori e delle forti passioni, un cielo costellato da impulsività e follia, la parte più dolce della nostra misera esistenza, perché me ne privi? Mentre tessevo la tela sognavo di essere come la povera Penelope che attende così il ritorno dell’amato Ulisse, sognavo un amore impossibile e travolgente come quello di Romeo e Giulietta, tuttavia ora vorrei che mi aspettasse un amore che è ben più forte della morte come quello di Orfeo ed Euridice. O natura matrigna, perché hai permesso che la mia fine giungesse prima che io potessi vivere tutto questo? Prima che colui che davvero amavo si accorgesse di ciò? Caro Giacomo, vi giuro che continuavo a ripetermi che forse un giorno avrei trovato il coraggio per dichiararvi il mio amore eppure ora mi ritrovo ad appassire come i fiori sul giungere dell’autunno. La morta stagione è alle porte e questa volta non sarà la sola.

Vostra Teresa Fattorini.