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Lettere d'amore

Lettera d'amore per te che non arrivi

di Maddalena Fre

Maddalena Fre (Madeleine) è nata in Italia, ma ha trascorso gran parte del suo tempo all'estero. Quando è a casa ama comunque viaggiare, con le parole, coi pensieri, coi quadri, la musica, il cibo e e le conversazioni con le persone. È stata molto amata. Spera di essere amata ancora, almeno altrettanto. Cambia spesso colore ai capelli. Al momento scrive su un blog, ma è anche insegnante, interprete e traduttrice.

Amore mio, mio amore, oggi è il primo giorno di vacanza e, finalmente, ho deciso di scriverti.
Di tutte le lettere d’Amore, ho scelto la M, una M in corsivo. Vorrei, non sai quanto, scriverti una O, ma nulla di più, da che sto in questo mondo, mi terrorizza.
Quell’urlo, quell’abbraccio, mi sembra un pozzo profondo, che mi si chiude attorno, e ho paura di precipitare giù, dove non ho lo spazio per muovermi e il cielo è lontano.
Amore mio, mio amore, sono anni che non faccio altro: mi passo il tempo, e, intanto, ti aspetto, danzando tre salti e una giravolta, ogni volta che ti sento vicino. Per le scale della scuola, sul pianerottolo di casa, al supermercato, dal dentista, dall’avvocato, in centro, poco importa, sono sempre nella sala da danza di quando ero bambina.
Eppure, ogni volta che fermo il vortice, fissando veloce il ritorno del mio sguardo diritto nello specchio, di te non c’è nemmeno il riflesso. Allora torno a fare le mie cose, finché, nell’aria, non sento di nuovo quel profumo leggero, finché, sulla pelle, lungo le ciglia, non arriva quella sensazione sempre nuova, che mi si schiude in un sorriso, ed è il momento di ricominciare. Uno, due, tre, e giravolta.
Mi hanno detto le mie colleghe che ho proprio una bella calligrafia, e la M è la prima lettera che scrivo sulla lavagna ogni primo giorno, quando accolgo i nuovi, raccontando il mio nome.
Poi la polvere del gesso, la spazzo via dalle dita, pulendomi le mani sulle cosce, e la stoffa dei pantaloni diventa bianca, come la pece prima di usarla.
Da qualche mese, amore mio, non uso più la pece sotto le punte, non ne ho bisogno, so esattamente dove atterrerà il mio piede. So per quanto tempo il suolo mi sarà amico, ed è sempre un tempo brevissimo. Sono diventata precisa, non temo più né il volo, né lo scricchiolio del legno. La mia giravolta non è mai stata così netta.
Il mio nome, ormai, è così pieno d’amore, che è davvero giunto il momento che ti scriva, che te lo dica anche con le parole.
Appenderò questa lettera alla parete dietro di me e, prima di accordarmi con lo specchio e partire, la siglerò: saprai che sono io. L’appendo alla Bouganville che s’inerpica alle mie spalle, carta velina più che rossa, per i tuoi occhi.
Amore mio, quando arriverai, non corrermi attorno per stritolarmi, ma seguila, fiore per fiore. Alla fine del giro, fisserò il mio equilibrio nei tuoi occhi e, solo allora, saremo insieme: due sguardi, una lettera, una giravolta.
Con infinito amore, per te che non arrivi.
M